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sabato, dicembre 12, 2009

Influenza A, cioè l'ennesima bufala

«Alla fine dell'inverno la temuta influenza A potrebbe passare come la pandemia più lieve mai registrata: è questa l'ottimista previsione sull'andamento dell'influenza A/H1N1 avanzata da alcuni tra i maggiori esperti di malattie infettive e biostatistica degli Stati Uniti.»
Il Corriere della Sera 8 dicembre 2009
Oggi, nei bagni dell'ufficio mi sono fermato a guardare il distributore del disinfettante per le mani che è stato messo in tutti i bagni quando ha cominciato a montare la fobia dell'influenza suina. C'è scritto:
  • Tenere lontano dalla portata dei bambini
  • In caso di contatto con gli occhi, lavare abbondantemente con acqua e consultare il medico.
Su Internet trovo la scheda tecnica di un prodotto similare, che aggiunge:
  • La dispersione in grosse quantità nell'ambiente acquatico può provocare la morte di pesci ed altri organismi acquatici.
... e tutto questo per la pandemia (probabilmente) meno pericolosa mai registrata.
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sabato, novembre 14, 2009

I miti dell'influenza suina ed il business dell'Amuchina

Il più bel post sull'argomento che ho trovato è "Influenza suina e vaccino: sui dati reali e sul perché ho deciso di non farlo." da cui traggo il seguente brano:
«(...) L’ influenza va affrontata con buon senso e con i soliti strumenti che siamo abituati ad utilizzare in ogni invernata non lasciandosi tentare da “mode” insulse come ad esempio quelle dei gel disinfettanti per le mani ( amuchina o simili). A nessun giornalista, infatti, e’ venuto in mente di chiedersi a che cosa serve un gel antibatterico nel caso di una influenza che e’ virale per antonomasia. (...)»
La cosa pazzesca è che mia figlia (in prima elementare) ha insistito fortemente a portare a scuola l'amunichina perché le mamme delle altre bambine hanno pensato bene di imporgliela per lavarsi le mani.Noi ci siamo opposti e le abbiamo fatto un ripasso sul quando e come lavarsi le mani con acqua e sapone.

Anche mio figlio che frequenta le medie racconta le stesse scene da film catastrofico tra le sue compagne (fortuna che tra i maschi non attecchisce). L'inutilità della paranoia sembra dimostrata dal fatto che nella classe i mio figlio la percentuale femminile di influenzati corrisponde alla percentuale femminile nella classe.

Nei bagni del mio posto di lavoro sono comparsi cartelli che spiegano dettagliatamente come lavarsi le mani per almeno 2 minuti ed un distributore di "disinfettante" da usare dopo essersele lavate (siamo praticamente ad un passo dall'imporre i guanti chirurgici prima di appoggiare le mani sulle maniglie delle porte).

Alla mensa le ciotole di insalata e verdura sono da qualche settimana tutte incellofanate (con grande spreco di materiale plastico) e sono stati installati nuove protezioni in plastica trasparente per impedire che chi starnutisce in coda al self service possa infettare il pane nei cestoni o i tovaglioli di carta.

Ma se anche la si dovesse prendere, questa influenza, quali sono le conseguenze? Leggo da wikipedia:
(...) l'infezione che si trasmette da uomo a uomo per via aerea come le comuni influenze
la nuova influenza presenta un tasso di mortalità pressoché analogo a quello delle influenze stagionali. (...)

Il tasso di mortalità è stato stimato tra lo 0,02% (contro circa lo 0,2% dell'influenza normale), ma non può tutt'ora essere calcolato perché non si conosce il numero delle persone infettate - molto spesso infettate e guarite senza nemmeno sapere di aver avuto l'influenza suina.

Cioè, la suina è una normale influenza con un tasso di mortalità che è analogo o inferiore a quello della normale influenza stagionale.

Sembra quasi che noi occidentali (e sopratutto italiani) abbiamo bisogno di essere spaventati! E allora, i giornalisti prima, ed i lettori poi si devono avventare ogni stagione su qualcosa di spaventoso come il terrorismo musulmano, l'antrace, il prione della mucca pazza, l’emergenza sicurezza prima e violenze poi, i rom che “rubano i bambini”, l’aviaria, la suina, …

Cos’altro per la prossima stagione?
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venerdì, novembre 06, 2009

Libro: I numeri del terrore


Leggo dal risvolto di copertina:
Loretta Napoleoni, nata a Roma e residente a Londra, è tra i massimi esperti mondiali di terrorismo ed economia internazionale. E' consulente per la Bbc e la Cnn, editorialista per El Pais, Le Monde, The Guardian e pubblica articoli e inchieste su D-Repubblica, La Stampa ed Internazionale. Tra i suoi libri principali, tradotti all'estero, ricordiamo Terrorismo S.p.A. (Tropea, 2005), Al Zarqawi. Storia e mito di un proletario Giordano (Tropea, 2006) ed Economia canaglia (il Saggiatore, 2008). Alcuni tra i più importanti esecutivi occidentali si avvalgono delle sue consulenze sulle strategie e sui meccanismi del terrorismo. Collabora inoltre con numerose forze dell'ordine, tra cui la Homeland Security statunitense, e l'International Institute for Counter-Terrorism israeliano.
E anche:
Ronald J. Bee è direttore dell'istituto Charles Hostler per gli Affari Internazionali alla San Diego State University. E' stato direttore dei Programmi per il Medio Oriente (Progetti speciali) all'Institute on Global Conflict and Cooperation della University of Caifornia,ed è stato assistente speciale per gli Affari di Sicurezza Nazionale al Palomar Corporation di Washington D.C. Tra le sue pubblicazioni: "Looking the tiger in the eye: confronting the nuclear threat" (1988) che ha vinto il Christopher Award ed è stato segnalato tra i "libri dell'anno" dal New York Times, e "Seven minutes to midnight: nuclear weapons after 9/11" (2006).
Beh, non è propriamente i tipici giornalisti veterocomunisti, no?
Ma sentiamo l'introduzione:
Tutti sanno che i terroristi fanno leva sulla paura per raggiungere i loro scopi, pochi però sono consapevoli che i capi di stato ricorrono alla medesima tattica. E non si tratta di un fenomeno nuovo: la politica della paura è una strategia subdola orchestrata per raccogliere consensi, spesso per imporre politiche altrimenti impopolari. I governi ingigantiscono la politica del nemico, instillano la paura nell'elettorato e poi manipolano i timori della gente per perseguire i propri obbiettivi politici. E' accaduto durante la Guerra Fredda, quando Washington ha gonfiato la minaccia sovietica per bloccare l'avanzata dei partiti comunisti all'interno del blocco occidentale. Oggi le cose non sono molto diverse e la politica della paura è la giustificazione ideologica della Guerra al Terrorismo e delle sue molteplici ramificazioni, compreso il conflitto iracheno e la minaccia nucleare iraniana. Dietro questa politica. si nasconde il tentativo neoconservatore di ristabilire l'egemonia americana in alcune zone-chiave del mondo.
Se siete curiosi di sapere come ha fatto ad arrivare a queste considerazioni, leggete il libro che è una vera e propria miniera di informazioni e ricostruzioni storiche in grado di ricollegare tutti gli echi delle storie apparse sui giornali dall'11 settembre 2001 (attacco alle torri gemelle) in poi narrando una storia di notizie false o mal-interpretate prodotte per spaventare i cittadini occidentali e giustificare la guerra in Iraq e la rielezione di Bush.
Inutile nasconderlo, la guerra al terrorismo è stata una vera e propria bufala, costruita artificialmente nel Think Tank (sigh: Project for the New American Century - Progetto per un nuovo secolo americano) di Cheney per cavalcare l'attentato alle Torri Gemelle.
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giovedì, novembre 05, 2009

Rapporto Caritas su immigrati e reati: è falsa l'emergenza criminalità

La notizia è vecchiotta, ma mi è ricapitata in mano mentre mettevo a posto la collezione di ritagli di giornale.
Da La Repubblica — 07 ottobre 2009   pagina 10
Immigrati e reati, rapporto Caritas. È falsa l' emergenza criminalità

ROMA - Immigrati uguale criminali? Falso: è sbagliato quanto pensano 6 italiani su 10, secondo i quali gli immigrati sarebbero portatori di insicurezza. Il tasso di criminalità degli immigrati infatti in Italia è solo leggermente più alto di quello degli italiani (tra l' 1,23% e l' 1,4%, contro lo 0,75%) e addirittura è inferiore tra le persone oltre i 40 anni. È quanto emerge dalla ricerca della Caritas-Migrantes e dell'Agenzia Redattore sociale. Il coinvolgimento degli immigrati nei reati, inoltre, riguarda la condizione di irregolarità: tra il 70% e l' 80% degli stranieri denunciati, infatti, è irregolare. Insomma, la delinquenza cresce nella clandestinità. E ancora: il reato commesso da 4 stranieri su 5 (87,2%) ha a che vedere con la violazione della legge sull'immigrazione. In generale, dunque, non esisterebbe alcun legame fra l' aumento degli immigrati regolari e l' aumento dei reati in Italia: tra il 2001 e il 2005, mentre gli stranieri sono aumentati di oltre il 100%, le denunce nei loro confronti sono cresciute solo del 45,9%. «È esagerato sostiene Franco Pittau, coordinatore del dossier CaritasMigrantes - insistere sull'emergenza criminalità, sono affermazioni da cui gli italiani escono male». Ed è falso conclude la ricerca - dire che il tasso di criminalità degli immigrati è di 5-6 volte superiore a quello degli italiani. -
... se ci fosse ancora la necessità di dirlo.
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venerdì, aprile 10, 2009

Il popolo è bambino 4

Ho sentito in radio questo brano e mi ha veramente colpito. Bello.



Il popolo è un bambino 4
Monologo di Ascanio Celestini
Fa tante domande e tu non gli puoi dire la verità sennò quello ti mette in difficoltà.
Per esempio io c'ho un figlio, si chiama Robertino Casoria, è il peggiore della classe.
Mi ha detto "papà cosa sono i terroristi?"
Io gli ho voluto dire la verità, gli ho detto: "Ti ricordi quando eri bambino? A Natale ti ho detto che sarebbe arrivato Babbo Natale.
Tu sei un bambino intelligente e non ci hai creduto.
Ma poi la notte io sono andato a mettere i regali sotto l'albero e la mattina appresso quando li hai visti hai incominciato a credere che li aveva portati Babbo Natale. Hai pensato che se c'è il regalo significava che c'è anche il barbone che lo porta con le slitte, con le renne.
E invece ero sempre io.
E i terroristi sono la stessa cosa. Qualcuno ti dice che ci sono i terroristi e tu non ci credi.
Poi scoppia 'na bomba, crollano un paio di grattacieli
e tutti pensano che se c'è l'attentato significa che ci stanno anche i terroristi che l'hanno fatto...
ma è tutta una bugia, è sempre papà che zitto zitto di notte fa scoppiare le bombe e poi da' la colpa ai terroristi" .
E mio figlio mi fa:
"l'amico mio Pancotti Maurizio - che Robertino frequenta
un bambino ciccione che è insopportabile e secondo me è pure un po' deficiente – m’ha detto “­Pancotti Maurizio dice che questa cosa si chiama strategia della tensione!"
Allora io gli ho risposto "l'amico tuo Pancotti Maurizio è comunista!
E lo sai perché è così ciccione? Perché i comunisti si mangiano i bambini. Stai attento quando vai a fare la merenda da lui perché ti si mangia!"
E mio figlio Robertino ha cominciato a tremare.
Per una settimana non è più uscito di casa.
Gli ho fatto fare tutto quello che volevo, gli dicevo "lava la macchina! Metti a posto la stanzetta! Portami le ciabatte!", lui mi ubbidiva come un cagnolino. Perché si governa con la paura.
E il popolo è uguale.
Il popolo è un bambino.
Se vuoi che non si perda nel bosco gli devi dire che c'è il lupo cattivo, l'uomo nero!
I terroristi, l'arabi col barbone, i pirati della Malesia. Ogni tanto insomma bisogna cambiare, fare la rotazione.
Il diavolo, gli zombie, il mostro di Loch Ness, il bocio, i marziani, i fantasmi.
Il popolo è un bambino.
Se gli metti paura ti porta le ciabatte, ti lava la macchina.
Il popolo è un bambino.
Se gli metti paura ti ubbidisce subito.

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domenica, dicembre 28, 2008

Alle fonti della paura


Sull'Internazionale del 24 ottobre 2008 c'è un articolo di divulgazione scientifica tratto da NEW SCIENTIST (una rivista inglese) firmato da MICHAEL BOND. L'ho trovato così interessante da provare a riportarvene qui un brevissimo riassunto.

In aeroporto, ai viaggiatori viene proposta un'assicurazione di viaggio. La scelta è tra un'assicurazione che copre da qualsiasi incidente ed una, di uguale costo, specifica per gli atti terroristici. Il foglietto illustrativo riporta per entrambi gli stessi massimali ma la prima è sicuramente il prodotto migliore perché copre tanto gli atti terroristici che qualsiasi altro -quale il ben più probabile smarrimento dei bagagli- mentre la seconda polizza copre solo gli atti terroristici.

Si tratta di una simulazione a cui gli scienziati hanno sottoposto un campione della popolazione scoprendo che la maggioranza delle persone avrebbe sottoscritto la prima, contro il proprio interesse.

Chi ha detto che l'homo economicus sceglie la soluzione più conveniente?

Ma questa è una simulazione. In realtà -secondo Gerard Gigerenzer dell'Istituto Max Planck per lo sviluppo umano di Berlino- l'anno successivo all'attentato alle torri gemelle, molti americani hanno preferito la macchina all'aereo per gli spostamenti interni causando 1.600 morti in più in strada.

1.600 morti in strada più dell'anno prima sono sei volte più delle persone che sono morte perché erano sugli aerei dirottati.

Quindi ci sono almeno 1.300 persone che avrebbero evitato un destino orribile se avessero preso una scelta razionale invece che una emotiva. Già, perché -mi permetto di aggiungere- morire schiacciati in una scatoletta di metallo è orribile tanto quanto morire nello schianto di un aeroplano, o no?

L'articolo continua citando altri casi in cui la nostra “mente emotiva” soverchia quella “razionale” portandoci a scelte errate. In pratica, spiega l'articolo, la nostra capacità di giudizio riguardo ai pericoli è adatta ad una vita primitiva, in cui c'erano pochissime informazioni -in pratica solo quelle provenienti direttamente dai cinque sensi- e la necessità di agire in maniera molto tempestiva di fronte da un pericolo quale l'assalto di una bestia ferocie.

In pratica -secondo Nassim Nicholas Taleb, uno dei direttori del Decisional research laboratory della London business school- “Non siamo abbastanza razionali per essere esposti alla stampa”.

Dopo aver intervistato 150 persone riguardo agli attentati di Londra del 7 luglio 2005, i ricercatori dell'università di Portsmounth hanno scoperto che chi aveva letto o sentito più notizie sull'argomento aveva una probabilità più alta di creare falsi ricordi. In particolare, il 40% delle persone era convinto di aver visto le riprese (inesistenti) dell'esplosione dell'autobus a Tavistock square.

Secondo il governo di Londra tra il 2006 ed il 2007, il 65% degli inglesi crede che nel paese la criminalità sia aumentata. In realtà dal 1995 al 2005 la percentuale dei reati è diminuita del 42%.

Lo stesso succede anche negli USA dove da uno studio condotto del 2001 dalla Building blocks for youth, è emerso che tra il 1990 ed il 1998 il numero dei reati è diminuito del 20%, mentre lo spazio che la TV dedicava al crimine era aumentato dell'83% ed, in particolare, nello stesso periodo, lo spazio dedicato in televisione agli omicidi era aumentato del 473%, mentre il numero degli omicidi era -nella realtà- diminuito del 33%.

Ed ecco che nasce il mito: la televisione parla costantemente di crimini, le persone commentano tra di loro le notizie e questo determina un graduale formarsi della convinzione che la criminalità ed i reati, in particolare i più efferati e violenti -i più succosi per la TV- siano in drammatico aumento.

Ma la cosa più grave non è la distorsione del voto o il continuo formarsi di opinioni errate sul mondo; quanto l'effetto sulla vita delle persone, che per paura si riducono a vivere chiuse in casa -case, ovviamente, sempre più dotate di solide inferriate ed impianti di allarme- o in scatolette di metallo con le ruote e riservano lo stesso stato di perenne prigionia autoinflitta ai loro figli, che finiranno per ritenerlo normale ed inevitabile.

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lunedì, novembre 24, 2008

I ROM rubano i bambini? Falso!

Un'associazione ha, con santa pazienza, spulciato gli eventi di cronaca che tanto scalpore hanno causato negli ultimi anni e li ha raccolti sul proprio blog (Associazione Culturale il Fondo).

Le storie si assomigliano tutte: una signora di etnia ROM si avvicina inavvertitamente ad un bambino italiano, la madre si mette ad urlare come una forsennata, le persone nell vicinanze tentano di linciare la malcapitata zingara, e sia giornali che telegiornali sparano in prima pagina il tentativo di rapimento.

Salvo che poi si svolgono interrogatori ed indagini e l'accusata viene rilasciata per non aver commesso il fatto. Non per mancanza di prove. Per non aver commesso il fatto.

I giornali riportano un trafiletto il quinta pagina, quando và bene e le persone restano conviente che i fatto sia realmente avvenuto.

Gli zingari hanno probabilmente molte colpe -sempre individuali, ovviamente- ma non rubano i bambini. Non risulta nessun caso di bambino italiano rapito da ROM. Tolti i casi di genitori che "rapiscono" i propri figli assegnati all'assistenza sociale, nelle statistiche di rapimenti dei minori sul sito della polizia di stato non risulta nessun caso.

Sergio Bontempelli, un esperto di immigrazione che presta la sua opera in diversi enti ed associazioni che si occupano dell'argomento, ha raccolto diversi articoli sull'argomento in Rom ladri di bambini.

Se avete ancora qualche dubbio, una ricerca dell'università di Verona su 40 casi dall'86 al 2007 (da la Repubblica) dimostra che il pregiudizio secondo cui i ROM rubano i bambini è semplicemente falso.

Volete ancora crederci? Liberi di farlo, ma state attenti quando andate in bagno, uno dei coccodrilli che si diceva infestassero le fogne di New York potrebbe essere arrivato fin qui.
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giovedì, ottobre 02, 2008

Le paure della signora Pina

Pensa globale,
agisci locale.
era il motto coniato da René Dubos per il movimento ambientalista statunitense.

L'idea di base è che per migliorare il mondo è necessario comprendere le necessità ed i fenomeni globali, dal riscaldamento globale, ai grandi cambiamenti demografici, alle mostruose differenze tra nord e sud del mondo. I fenomeni globali sono enormi e siamo portati a rimanere schiacciati dalla loro grandezza: -che posso fare io? - Tocca ai governanti - alle grandi multinazionali - all'ONU - Che sono soluzioni forse possibili ma che ci assolvono completamente dal fare alcunché. Ed ecco che le considerazioni globali e dei massimi sistemi devono avere una ricaduta sul locale, sulla nostra famiglia, sul nostro quartiere, sul nostro comune ... e qui si che abbiamo la possibilità ed il dovere di fare qualcosa e non dovremmo esimerci.

E' un processo che esisteva anche prima della globalizzazione ed era incarnato dai dettami morali o religiosi, prima si pensa alla correttezza dei principi e poi si fanno ricadere i dettami sul nostro singolo privato. Prima mi domando se è giusto o no ammazzare un'altra persona e poi, dopo aver stabilito che no, mi domando se posso ammazzare il mio antipaticissimo vicino di casa.

Dopo anni di politica solo nazionale, finalmente si è tornati anche in Italia al locale, al fare, al sindaco votato direttamente dai cittadini ed al federalismo. Il problema italiano è che il movimento localista più forte in Italia, in questo momento è la Lega. E la Lega, per essere veramente locale pur occupando importanti posizioni nel governo nazionale ha invertito il motto in "Pensare locale, agire globale" che, tradotto, significa usare la forza dello Stato, dell'esercito, del parlamento e della magistratura italiani per soddisfare le ansie della signora Pina.

Per completare il cortocircuito, la Lega utilizza un linguaggio ("tolleranza zero", "negher", etc.) che fornisce una implicita autorizzazione alle violenze delle polizie locali.

Quando si dice la il sonno della ragione genera mostri.
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lunedì, settembre 01, 2008

Portati a casa un soldato (può sempre servire)

Immagine tratta da esercito.difesa.it

Per essere pedante fino in fondo vi ricordo le statistiche delle cause di morte per 100.000 abitanti, in Italia nel 2006:
  • 1 omicidio
  • 2 morti sul lavoro
  • 7 suicidi
  • 10 morti per incidenti stradali
  • 11 morti per incidenti domestici
A cui va aggiunto che, a livello europeo, la violenza familiare è la prima causa di morte per le donne tra i 16 ed i 44 anni.

Insomma, volete i militari a risolvere l'emergenza sicurezza? Mandateli a fare multe, a consolare i depressi, ad aiutare le vecchiette a fare le pulizie di casa o in casa delle giovani coppie.

Magari tenetene sempre uno in casa, in cucina vicino al cassetto dei coltelli, a sorvegliare che le regole di civiltà non vengano mai travalicate, anche nelle liti più furiose.

Se vi capita, lasciate il soldato a sorvegliare il cassetto e la televisione e uscite più spesso, state in compagnia, fate due passi al parco più vicino a casa vostra, risparmiatevi ogni tanto l'uso dell'automobile che stressa ed è pericolosa.

Se evitate di acquistare l'acqua in bottiglia e bevete quella -in genere ottima- del rubinetto, potete anche chiedere al vostro soldatino di accompagnarvi fino al negozio più vicino portando una borsa con le rotelline, di quelle che usano le persone anziane, che in genere è sufficiente per la spesa di 3 giorni di una famiglia di quattro persone.

Magari farete pure amicizia con la vicina di casa che vi chiederà come si fa ad averne uno o come si usa, quanto mangia a come va trattato.

Insomma, viva l'esercito se ci aiuta veramente ad affrontare l'emergenza sicurezza! Ancora, ancora ...
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venerdì, agosto 15, 2008

Metti una sera a piedi per Milano

Qualche sera fa sono andato con Massimiliano ad un aperitivo con festa di compleanno. Eravamo in un bel locale in Città Studi, nella zona est della città, una di quelle zone che le agenzie immobiliari vendono come semicentrali, se mai il temine significasse qualcosa.
La compagnia era buona e interessante e la festeggiata affascinante come solo una quarantenne single riesce ad essere.

Alle 23 siamo usciti a fare due passi, un po' per smaltire gli alcolici ed un po' per avere l'occasione per due chiacchiere.

Per strada diverse macchine. Nessuno che cammina sul marciapiede. Svoltiamo l'angolo e incontriamo 4 sudamericani che, con aria virile, stazionano vicino ad un portone. Due sono appoggiati con la schiena alla parete, uno seduto sul primo scalino ed uno parla animatamente.

Fotografia tratta dal sito di Bolla

Un incrocio più avanti, di fronte ad un benzinaio, due scosciatissime prostitute contrattavano con un cliente in macchina.

Alcuni magrebini ridono e fanno gli scemi davanti ad un phone center.

Giriamo un altro angolo e ci troviamo nel nulla. E' mezzanotte di una splendida notte di inizio agosto. Qualche macchina passa in strada. Nulla. Soli.
Le persiane delle case sono abbassate. Un po' d'aria fa vibrare le fronde di alcuni alberi spettrali. Una macchina fa sollevare una cartaccia che svolazza per qualche secondo.
I lampioni sono accesi ma le ombre sembrano ancora più buie. E se i quattro di prima ci avessero seguiti?

La paura è una brutta bestia, è irrazionale e non si controlla, non ragiona; a meno che non se ne parli.

La domanda da porsi è «di cosa abbiamo paura»?
Perché se fossimo in una affollata strada centrale di una località di villeggiatura avremmo meno paura? Ci sono meno immigrati? Direi di no. Meno prostitute? A Rimini, che io sappia, è pieno.
E se non ci fossero stati né gli uni né gli altri, ci saremmo sentiti più sicuri? Nel riminese, la criminalità predatoria è (in percento alla popolazione) molto ridotta rispetto alla criminalità milanese?

Le statistiche, al solito, ci dicono che negli ultimi 20 anni i reati in Italia non hanno fatto altro che diminuire e che siamo arrivati a livelli di sicurezza molto maggiori, per esempio, rispetto ad Austria, Francia o Inghilterra. E allora? Perché abbiamo paura?

Allora, passiamo troppo tempo a guardare la TV e ad impressionarci per l'ennesimo caso di efferata cronaca ripetuto come un tamburo per giorni e settimane.

Allora, vediamo persone straniere nelle nostre città, le guardiamo ma non le capiamo.

Allora, abbiamo rimosso la nostra povertà di quando eravamo bimbi e guardiamo i poveri e ne siamo spaventati.

Allora, abbiamo abbandonato le nostre città. Ci siamo chiusi in casa e ci muoviamo chiusi in scatole di metallo. Le città, con poche eccezioni, sono deserte ed invase dalle automobili parcheggiate ovunque. Per uscire la sera ci si muove in macchina da un locale all'altro. Per andare a far compere ci si muove in macchina fino al centro commerciale. Per andare al cinema si prende la macchina fino al multiplex preferito.

La città è deserta.

Gli unici che vivono la città sono gli immigrati. Sono poveri e non si possono permettere le nostre pizzerie da 7€ per una margherita. Vengono da posti in cui c'è la fame ma la gente vive i luoghi in cui abita. Non hanno televisori da 400 canali e, comunque, abitano in 10 in un piccola appartamento. Non passano sicuramente la notte davanti al computer.
Se devono passare del tempo, fanno un giro, salutano gli amici, gustano un cono gelato chiacchierando sul marciapiedi.

Forse proprio per questo ci infastidiscono, perché usano una città che consideriamo ancora esclusivamente nostra pur avendola abbandonata.

Trent'anni fa eravamo esattamente come loro, forse eravamo più felici di adesso, ma non ce lo ricordiamo.

Siamo noi che abbiamo abbandonato le nostre città, e le città fantasma fanno paura!
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mercoledì, luglio 16, 2008

La bufala dell'emergenza sicurezza

C'è veramente un'emergenza sicurezza? Il video che segue riprende l'argomento che avevo iniziato ad accennare in Emergenza sicurezza in Italia.

Un piccolo "TG" di Michele Dotti, ben fatto e ben documentato


Approfondimenti:
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giovedì, giugno 19, 2008

Emergenza sicurezza in Italia


I telegiornali parlano costantemente di emergenza sicurezza ed i politici ci costruiscono le campagne elettorali.

Ogni evento viene amplificato allo spasimo. Ogni fattaccio viene ripetuto per giorni.

Vorrei contribuire al dibattito con qualche numero, freddo e insensibile.

Proviamo a rileggerlo: in Italia ogni anno muore una (1,1) persona assassinata ogni 100.000 abitanti. Dato che siamo circa 60 milioni, ne risultano 600 omicidi anno.

Per fare un confronto si consideri che la media europea è 1,3 omicidi ogni 100.000 abitanti, che in Francia sono 1,6 ed in Gran Bretagna 1,7.

Negli USA ogni anno vi sono 5,7 omicidi ogni 100.000 abitanti.

Peraltro, in Italia i morti per incidenti stradali sono circa 10 ogni 100.000 abitanti, cioè 6.000 ogni anno.

I feriti, che vanno al Pronto Soccorso in seguito da un incidente stradale, sono circa 600.000, con 170.000 ricoverati. Di questi, oltre 20.000 all’anno restano invalidi permanenti.

Guardo la tabellina e mi domando, sconsolato, ma mio figlio sarà più sicura a casa con la mamma, in macchina con me o al parco con gli amici?
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Mi sento fortunato