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martedì, gennaio 11, 2011

Cibo in Italia come in Norvegia


20 anni fa, quando feci il mio secondo viaggio in inter-rail puntando ai paesi scandinavi, mi rimase impresso il costo della frutta: in stazione dei treni a Oslo le mele (piccole e verdi) costavano la bellezza di 1.000 lire -chi se le ricorda le lire ora?- cadauna, mentre in Italia -paese del sole, del buon cibo e del bel vivere- il fruttivendolo vicino alla stazione le vendeva a 700 lire al Kg.
Oggi in un ristorante self service nella galleria di un centro commerciale ho notato che hanno messo finalmente anche la frutta, a dire il vero poca e poco attraente ma, d'altronde, bisogna ricordare che siamo in inverno. Mi ha colpito il cartello che ne annunciava il costo: 
1,50€ al pezzo
Un euro e mezzo per una meletta, un arancio, un kiwi o due mandarini.

Senza altre parole.
~

venerdì, settembre 17, 2010

Una suora incinta occupa la mente in una giornata di pioggia


Oggi è venerdì 17 settembre. Non male, il Troll è nato venerdì 17 alle ore 17 (di ottobre) e, per me, è stato un giorno fortunato.
Pioviggina. Per la moglie diluvia, prendo lo stesso la bicicletta.
Lascio la Principessa di fronte al cancello della scuola e porto la Tamagotchi all'asilo. Cambio calzetti, saluti di rito alle educatrici, bacio.
Caffè al bar come tutte le mattine, fuori dalla porta mi fermo a srotolare le cuffie, accendo la radio sul cellulare, indosso il casco. Piove. Pedalo pianino, le gocce sui fermano sui pantaloni di lino e, grazie al caldo e all'aria che sbatte su di me, evaporano prima di bagnare la gamba. E' un giorno fortunato.
A metà strada, passo vicino ad una cava divenuta negli anni un poetico laghetto. Sono bagnato di sudore, sotto la giacca che non posso aprire, molto più che di pioggia.

Mi colpisce, alla radio, la news del giorno: la magistratura Britannica sospende un cartellone pubblicitario di una marca di gelati. Il cartellone, rappresenta una suora incinta che gusta un gelato, presumibilmente assalita dalle voglie. La motivazione è «offensiva della religione cattolica».

Siamo nel 2010. Abbiamo, probabilmente, passato i 10 migliori anni di sempre dell'umanità (minor numero di morti in guerra, minor numero di morti per fame, minor numero di malati, maggior reddito, migliore istruzione, e così via).
Nei paesi occidentali le leggi per la proiezione della maternità sono molto avanzate; ed è giusto così, un figlio è un dono per la famiglia, per la società e per l'umanità che si perpetua attraverso di lui.
In nessun paese moderno sarebbe accettato un licenziamento per maternità.
Ogni vita è un miracolo. Oltre ad essere un diritto primario dell'uomo, nulla è immorale oppure osceno nella maternità in sé.

Mentre medito la pioggia aumenta, alzo il bavero e rallento ancora un po'. Il cielo è cosparso di nuvolette grigio chiaro, non sembra minaccioso.
Perché accettiamo tranquillamente che l'ente morale per eccellenza si offenda alla sola idea che un suo dipendente abbia un figlio?

Un cartellone sulla strada, relitto dell'estate passata, pubblicizza una popolare merendina, con tanto di mamma bella, magra e sorridente.

Eppure, qualche motivo di proibire la pubblicità del gelato ci sarebbe, dato che la peggiore epidemia che ha colpito i paesi occidentali negli ultimi vent'anni non è stata l'influenza aviaria, né il prione della mucca pazza o la suina, ma bensì il sovrappeso. La pinguedine, l'obesità, uccidono in USA ed in Europa più delle guerre, degli incidenti sul lavoro e delle infezioni.

Considerando che, in fondo, la trovata pubblicitaria rappresenta la solita modella ultramagra (pur con un cuscino sotto il vestito), che si gusta un santo gelato industriale composto per la maggior parte di grassi di varia provenienza, zuccheri, aromi e coloranti, certamente non mancherebbero le ragioni per protestare. No?
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giovedì, dicembre 10, 2009

Entant che polsest

Finalmente in Trentino,



è tempo di piccole scoperte.

A Riva del Garda c'è un bar (che si chiama Rivabar, viva l'originalità), dove sabato prendiamo un aperitivo. Il locale è nuovo  nuovo ed arredato in stile lounge. Il bancone, come il resto del locale, è coperto di legno scuro e disegna linee dritte e spigoli vivi che si spezzano in un inserto di vetro opalescente. L'inserto è luminoso e cambia lentamente colore scivolando dal verde al rosso, dal blu al giallo. La barista è una elegante ragazza dall'aria non giovanissima. Una lavagna alle sue spalle annuncia i vini della giornata. Schivando il Gewurtz Traminer e i tradizionali bianchi da aperitivo decido per l'unico rosso rimasto, il Ripasso di Valpolicella DOC di Tommasi, costa 4€ al calice, contro i 3€ degli altri. La moglie si ferma al classico pinot grigio ed i figli per un tè freddo alla pesca.
Il vino è di un bel colore rosso scuro con riflessi rubino. Lo rigiro nel bicchiere senza sapere cosa aspettarmi, perché si chiama "ripasso"? Con un colore così avrebbe potuto essere forte, aspro e tanninico. Ed invece trovo un sapore equilibrato, inaspettatamente morbido e vellutato, forse non profumatissimo ma nell'insieme sorprendentemente piacevole. Ne comprerò una bottiglia alla prima occasione.
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In cucina mio padre ha attaccato un ritaglio di una pubblicità risultato del possente marketing territoriale trentino. Al centro di un'immagine, che rappresenta una vallata dinnanzi alla Paganella, capeggia la scritta:

«Entant che polsest,
spaca en poc de legna»
Il risultato di una filosofia di vita

(traduco per i non trentinofoni: intanto che riposi, spacca un po' di legna)
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Ieri abbiamo mangiato una polenta pallida. La mamma racconta che in Friuli, quando era piccola lei, si mangiava la polenta di farina di mais bianco, mentre il mais rosso veniva dato ai maiali. Grazie al web, scopro che, piano pianino, dopo aver rischiato l'estinzione, il mais bianco perla ricomincia a diffondersi in questi anni grazie anche all'emerito sforzo di associazioni come Slow Food. E pensare che non sapevo neppure che esistesse.
~ Domenica ~
La Tamagotchi si è alzata allegra e offre sorrisi a tutti, e strilla e corre e si affanna a chiamare. Prende una cosa e la porta, poi cambia idea e non te la dà. Dice "tieni!" ma non molla e scappa via dondolando goffamente. Quando la prendo ride e sbuffa. La Principessa la prende in custodia e cerca di convincerla a giocare con i pupazzi.
Il Troll ha un po' di mal di testa. Pazienza, la moglie gli rifila una pastiglia di paracetamolo e lo spedisce a letto.
Oggi, a pranzo, la mamma ci presenta la ciuiga. La CIUIGA di San Lorenzo in Banale è un insaccato composto di carne di maiale e rapa sminuzzata. Buona, si cucina facendola bollire in acqua e poi insaporire nella padella assieme crauti. Si può servire con la polenta o con un buon pane robusto. A quanto pare funziona anche contro il mal di testa dato che il Troll se ne abbuffa con leggera allegria.
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giovedì, ottobre 29, 2009

Piccola guida al consumo del latte crudo


A qualcuno di voi sarà capitato di vedere comparire in alcune città i distributori di latte crudo e di domandarsi cosa sono.
La cosa funziona così: in Italia fino a poco tempo fa era proibito vendere al consumatore finale latte non pastorizzato. In seguito ad una direttiva europea la legge che vietava tale pratica è stata abrogata chiedendo alle regioni di stabilire quali siano le normative sanitarie (regolamenti e disciplinari) da seguire per il trattamento del latte.

Il latte può essere bevuto crudo?
Una banale osservazione può essere che le mamme dei mammiferi (dunque anche le mucche) non hanno bisogno di bollire il latte prodotto dal seno.

L'idea di fondo è che, se la mucca è sana, il latte che esce dalla mammella della mucca è sano. Se tutto tutto il percorso dalla mammella al consumatore finale è sterile e adeguatamente refrigerato, il latte sarà sano.

Per garantire che il latte crudo sia sano, i disciplinari di produzione e distribuzione del latte crudo prevedono:
  1. controlli sanitari stringenti (verificati dai veterinari dell'ASL) sulle mucche
  2. che tutto il percorso dalla mungitrice al distributore ed il distributore stesso sia sterile e adeguatamente refrigerato
  3. che il rifornimento sia quotidiano
Nonostante ciò  una discussa ordinanza del ministero delle politiche agricole (ordinanza 10 del 2008) prevede l'obbligo di riportare la seguente scritta sul distributore: «prodotto da consumarsi dopo bollitura».

Vi confesserò che noi beviamo latte crudo da più di un anno senza evidenti effetti collaterali.

Vantaggi del latte crudo
Il latte crudo:
  1. è più saporito e gustoso
  2. non viene sottoposto a trattamenti che ne alterino il gusto o le proprietà
  3. costa meno (0,80EUR contro più di 1,5EUR)
  4. dato che il distributore del latte crudo deve (per regolamento) essere gestito dallo stesso allevatore, garantisce un reddito giusto all'allevatore (si consideri che il costo all'allevatore di un litro di latte è tra i 0,35€ ed i 0.40€ al litro, mentre le industri di confezionamento lo acquistano a 35 centesimi o meno, cioè al prezzo di produzione o addirittura in perdita mentre noi lo paghiamo 1,50€ o più)
  5. per le sue caratteristiche il latte crudo è un prodotto di prossimità (la legge prevede che sia nella stessa provincia o di una provincia confinante) per cui si contribuisce alla salute dell'agricoltura del proprio territorio
  6. in genere si acquista una bottiglia di vetro che poi si riutilizza (avendo cura di lavarla bene) centinaia di volte, producendo meno plastica e meno spazzatura
  7. i distributori sono self-service e, dunque, aperti 24h su 24
  8. al distributore è, in genere, possibile comprare anche vari tipi di yogurt e qualche volte anche dei formaggi prodotti dallo stesso contadino
Svantaggi del latte crudo
Il latte crudo:
  1. dura, in genere, meno del latte normale (meglio non tenerlo in frigo più di 3 giorni)
  2. bisogna andarlo a prendere al distributore e, normalmente, non se ne trovano nei centri commerciali
  3. i distributori non sono ancora molto diffusi

Consigli
E' consigliabile porre una certa attenzione:
  1. per mantenere la catena della sterilità è consigliabile lavare bene la bottiglia, magari sterilizzarla con una veloce passata nel microonde
  2. mantenere refrigerato il prodotto per quanto possibile, dunque cercare di passare dal distributore mentre si sta tornando a casa e non mentre si esce
Inoltre, consiglio di:
  1. usare la chiavetta magnetica dove possibile, perché spesso il distributore è utilizzabile con le monete (in genere al costo di 1€ per litro di latte) oppure con una chiavetta magnetica ricaricabile al distributore stesso. La chiavetta consente di accedere a diversi sconti (a titolo di esempio, quella vicino a casa mia offre 25L di latte per 20€ di ricarica in modo che 1L=.80€)
  2. acquistare almeno due bottiglie in vetro. per riempire una bottiglia quando l'altra ancora è in frigo con un po' di latte. Il distributore offre le bottiglie di plastica (sterili) a 0,20€ o la bottiglia di vetro a 1€ oppure 2€ la bottiglia lusso (serigrafata).Il vetro, oltre ad essere bello e piacevole da maneggiare, dura a lungo e non inquina.
Come trovare il distributore di latte crudo più vicino
www.milkmaps.com è una mappa dei distributori di latte crudo in Italia. Tutti e quattro i distributori che conosco (tre in Lombardia ed 1 in Trentino) sono indicati correttamente.
 

Approfondimenti
Per chi volesse approfondire:
  •  Accordo Stato-Regioni latte crudo (PDF): Intesa tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano in materia di vendita diretta di latte crudo per l’alimentazione umana (tolte le premesse e un po' di legalese, gli articoli del regolamento sono chiari e ben scritti)
  • Il sito www.bevilatte.it è una vera e propria miniera di informazioni e consigli sul latte crudo ed una fonte molto ben documentata sulla sicurezza dell'alimento
  • Sul sito del gruppo si acquisto (GAS) di Segrate c'è un ottimo articolo divulgativo sui vantaggi del latte crudo
  • "Chi ha paura di quello appena munto" è un bell'articolo di Sara Strippoli su Repubblica del 29/01/2009
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giovedì, ottobre 08, 2009

Convincere i bambini a mangiare frutta e verdura


Volevo intitolare questo post "Far mangiare le verdure ai bambini", ma sarebbe stato sbagliato in partenza, perché i bambini imitano istintivamente quello che fanno i genitori, dunque sarebbe stato più corretto "Mangiare le verdure con i bambini". Ma anche questo non è sufficiente, come vedremmo più avanti.

Prima di procedere devo fare alcune, noiose, precisazioni: non sono medico né nutrizionista, ma ho tre figli che mangiano volentieri frutta e verdura e io stesso le mangio volentieri. Di seguito vi racconterò come funziona nella nostra famiglia.


~ I bambini ci guardano ~
I bambini ci ascoltano ma, sopratutto, ci guardano anche e si comportano di conseguenza. Per predisporre le condizioni minimali di relazione con i bambini, noi mangiamo -almeno a cena- tutti insieme, seduti al tavolo e con TV spenta. Questo ci permette di commentare assieme i fatti della giornata, ma anche il cibo che si mangia.
Ovviamente, se in tavola ci sono bibite zuccherate (coca-cola, aranciata o simili) è inevitabile che ne consumino anche loro.
Se uno dei genitori adotta espressioni schifate di fronte a certi cibi, i figli ne terranno conto. Noi, ad esempio,  abbiamo dovuto faticare parecchio per far gustare i cetrioli ai miei figli visto che la mamma non li mangia.


~ Remare controcorrente ~
Non c'è niente da fare, i bambini sono geneticamente programmati (così dicono gli scienziati) per apprezzare i gusti dolci (non amari) e salati (non acidi), senza dimenticare i grassi, che rendono tutto più buono.
Dunque, ad apprezzare le verdure (spesso amarognole o acidelle) bisogna imparare.
Ovviamente, dal punto di vista alimentare bisogna ricordare i carboidrati (come pane, pasta, riso, patate) comprendono anche gli stessi zuccheri cui sono chimicamente molto simili.


~ La forza dell'offerta ~
Inutile illuderci più di tanto, siamo tutti consumatori e tutti i consumatori sono condizionati prima di tutto dall'offerta.
I bambini sono consumatori di ciò che c'è in casa. Se la dispensa o il frigorifero sono pieni di merendine i bambini mangiano merendine. E siccome le merendine sono studiate per piacere ai bambini sono composte approssimativamente di un terzo di carboidrati, di un terzo di zuccheri e di un terzo di grassi (e non fatevi ingannare dalle pubblicità che dicono che sono sane, naturali e piacciono alle mamme).
Dunque, le merendine sono molto buone e molto nutrienti, nonostante l'esile apparenza, ed un bambino ben nutrito durante il giorno avrà poca fame al momento del pasto.

Al contrario, la frutta è meno nutriente e contiene un sacco di proprietà interessanti (fibre naturali, vitamine, antiossidanti, etc). La frutta è anche dolce e si presta bene a riempire i vari intermezzi della giornata. Solo che la frutta presa dal frigo è spesso dura e insipida, dunque noi ne lasciamo sempre un po' su un piatto di portata sul tavolo della cucina.

Il potere dell'offerta si estende anche a tavola, se si offrono a tutti i pasti almeno due tipi di verdura (di cui almeno uno crudo) mentre si fanno scarseggiare i carboidrati e le carni, il bambino finirà per esserne attratto.


~ La forza della scarsità ~
Inutile nascondersi dietro un dito, se il bambino è sazio, mangerà -se mangerà- solo per gola. Dunque, è necessario smontare il classico menù italiano -primo, secondo con contorno e dessert con cui si arriva alle verdure (cioè il contorno, sigh) quando si è già satolli di pastasciutta- alternando pasti basati sul primo con pasti a piatto unico, in cui la verdura venga proposta come piatto centrale accompagnato con un po' di pane e formaggio o affettati.


~ Ogni tanto ci vuole polso ~
La famiglia NON è un'istituzione democratica e non vi è nulla di strano ad imporsi ogni tanto con voce grossa e minaccia di digiuno per il bambino.
Una regola che abbiamo stabilito in casa è che siccome tutto quello che offriamo a tavola è buono per adulti e bambini (fatto salvo per i cibi piccanti o gli alcolici) ogni pietanza va almeno assaggiata.
Cioè, è vero che i gusti personali che possono spingere maggiormente verso un cibo o l'altro, ma bisogna saper mangiare tutto, al limite in modesta quantità.


~ I bambini apprendono giocando ~
Ai bambini piace mangiare cibi alla cui preparazione hanno partecipato, anche solo parzialmente.
Quando siamo in stagione compriamo i fagiolini freschi ci facciamo aiutare dai bambini a togliere le punte, prima di cuocerli. Sotto la supervisione di un genitore, possono lavare le verdure come l'insalata (aiutati da uno sgabello che consenta di raggiungere il lavandino) ed in alcuni casi tagliarle (quando è sufficiente un coltello da tavola).

E non bisogna dimenticare l'arte del furto (ai bambini piace un molto il cibo rubato), nell'orto del nonno, nella stagione giusta ci appostiamo e quando nessuno ci vede andiamo a rubare i pomodorini che sono fantastici mangiati davanti alla pianta ancora caldi dal sole. Stessa sorte alle carotine cavate dalla terra con le mani e mangiate come sono dopo averle sciacquate sotto l'acqua.
Ma prima ancora, è bellissima la semina -magari in un rettangolo riservato- in modo che il bambino possa veder prima crescere e poi mangiare le "sue" verdure accuratamente cotte dalla nonna.
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sabato, maggio 30, 2009

Aumentano i consumatori di cibi biologici


Ho trovato molto interessante questo articoletto trovato nell'inserto Affari e Finanza de La Repubblica del 25/05/2009. Per una volta una buona notizia.
CONSUMI

In periodi di crisi dei consumi come l' attuale i segnali in controtendenza vanno considerati con particolare attenzione. Perché sono questi i veri portatori di futuro. Soprattutto quando non sono supportati dalla leva del prezzo. Siamo in grado di anticipare un dato dell'Osservatorio sulla salute che verrà presentato a Bologna Fiere in occasione di Sana il prossimo settembre: gli italiani che dichiarano di consumare regolarmente cibi biologici passano dal 22% rilevato nel 2008 al 26% di quest'anno. Un aumento che assume un particolare significato anche alla luce del fatto che, per la prima volta, nell'ultimo anno si è fortemente risparmiato, riducendo gli acquisti, anche nell'alimentare. I prodotti biologici non sono solo in controtendenza in termini di vendite ma costano mediamente circa un quinto in più ed il consumatore di biologico non è particolarmente abbiente. Una ulteriore conferma del trend verso acquisti più consapevoli ed attenti ai temi della salute, dell'ambiente e della sostenibilità. E' da accogliere con soddisfazione quindi l' accordo firmato proprio in questi giorni dal ministro Scaiola con Federbio - la federazione dell'agricoltura biologica e biodinamica - per il sostegno all'internalizzazione delle produzioni biologiche italiane. L' Italia con circa 50 mila produttori - produttori sui generis con un' età decisamente bassa comparata al settore agricolo tradizionale, un elevato livello culturale e una forte utilizzazione delle nuove tecnologie e oltre un milione di ettari dedicati, è il primo produttore al mondo nell'agroalimentare biologico. Inizialmente l' accordo riguarda il potenziamento delle strutture commerciali nel Nord (negli Usa il mercato del biologico con i suoi 36 miliardi di euro assorbe poco meno della metà dell'intero valore del mercato mondiale) e del Sud America. Dovrà svilupparsi e coinvolgere poi l' intero bacino Mediterraneo. Ma quali sono i fattori di successo del biologico? La consapevolezza crescente dell'importanza del cibo per la salute. Il prodotto biologico rappresenta l'idealtipo del prodotto salubre, con esclusione di prodotti chimici di sintesi, l' uso esclusivo di fertilizzanti naturali, il bando degli Ogm. Intercetta inoltre una crescente sensibilità alle problematiche ambientali: è espressione di una agricoltura che non ha un rapporto predatorio con la terra, non la avvelena, si fonda su una rotazione delle culture, garantisce la biodiversità e usa tecniche agronomiche idonee. Ma anche, è una motivazione non da poco, gli alimenti biologici stanno delegittimando l' equivalenza tra il bello e il buono - una equivalenza che ha sinora oscurato la insipidità di fondo - frutto dell'omologazione dell'agricoltura industriale. Gli alimenti biologici freschi avranno forse meno appeal visivo ma sono percepiti come molto più buoni. Sarebbe opportuno adesso che il biologico iniziasse a sviluppare una comunicazione adeguata per intercettare e consolidare il vento che soffia nella sua direzione. Infine una domanda (im)pertinente: perché la grande industria alimentare italiana, che pure ha produzioni di qualità, non opera una decisa opzione per il biologico?

di GIAMPAOLO FABRIS
Riduzione dei consumi e contemporaneamente aumento della qualità. Rivitalizzazione di un'agricoltura ormai dominata da anziani. Aumento dell'esportazione e valorizzazione del territorio. Uno sguardo su un futuro migliore. Sempre che ci resti ancora dello spazio su cui coltivare, dato che l'urbanizzazione in Italia si mangia la superficie di una provincia ogni 3 anni.
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mercoledì, maggio 20, 2009

Dieta: capitolo 2, ci vuole tempo

Dopo avervi raccontato, nei miei precedenti post come ho fatto ad ingrassare (in "Sovrappeso, un po' grasso") e poi cominciare a dimagrire (in "Dieta: capitolo 1, i primi tre giorni"), ora vi racconto come -dopo la grande fame- ho cercato di trovare una ricetta che fosse sostenibile per i lunghi periodi che sono necessari per dimagrire veramente.

Allora, sono partito da 90Kg, nei primi 3 giorni ne ho persi 2 scendendo a 88Kg. Dato che un obbiettivo ragionevole è perdere 1hg al giorno, ci vorranno circa 30gg per perdere i prossimi 3Kg e atterrare sugli 85Kg.

Ogni pasto è un'avventura in cui bisogna stabilire delle regole e sfidarsi a rispettarle. Ecopuffo mi ricorda che carne e latticini sono il modo meno efficiente per cibarsi, dato che per produrre 1Kg di carne sono necessari molti chilogrammi di cereali, centinaia di litri d'acqua e diversi mq di superficie. Insomma, molte più risorse rispetto alla quantità equivalente di calorie in vegetali.

Per chi non lo sapesse, una kilo-caloria (kcal) è la quantità di energia necessaria a scaldare un litro d'acqua di un grado (approfondimenti, come al solito, sono disponibili su Wikipedia).

Inoltre, carne e latticini sono troppo nutrienti e, a parità di volume, i vegetali consentono un maggior riempimento dello stomaco per ottenere la stessa quantità calorica.
Non poteva mancare Puffoforzuto che si mette in mezzo con la storia delle proteine facilmente assimilabili. Ok, non esageriamo, latte e moderate quantità di formaggi e uova possono rimanere, sottolineando il moderate.

Dunque diventiamo quasi vegetariani, con grande scorno della moglie.

Urpuffo (il puffo stoico), in cambio della moderata reintroduzione di uova e formaggi riesce ad ottenere la guerra totale agli zuccheri.

Lo zucchero puro, bianco o di canna, ed i prodotti derivati vanno banditi senza se e senza ma (con l'unica eccezione del caffè alle macchinette, dove si può ridurre ma non sostituire con qualche genere di dolcificante).
La dura scoperta è che, sparendo lo zucchero, rischiano l'estinzione le marmellate e vengono portati a giudizio tutti i prodotti dolciari confezionati (per capirci, la maggior parte dei prodotti confezionati per prima colazione -dal cruesli ai biscotti passando per le tortine- è composto da almeno un 30% di zucchero).

La guerra agli zuccheri, presa alla lettera, va in qualche modo estesa anche ai carboidrati (ad es. pane, pasta, riso e patate) che ne sono una variante.

Dovendo fare delle scelte, dato che il cibo triste porta alla lunga alla perdita della determinazione,
ho mantenuto l'olio extravergine di oliva a quantità a piacere e mi sono praticamente proibito il burro.

Dunque, verdure ed olio di oliva in abbondanza ed, in ogni pasto, poco pane oppure poca pasta oppure poco riso (un po' di più, soprattuto se integrale) o poche patate. Mai, nello stesso pasto, due carboidrati assieme. E non ci neghiamo neppure una abbondante cucchiaiata di formaggio grana, che contribuisce così bene al sapore ed alla piacevolezza del pasto.

Dopo 12gg dalla partenza arrivo 87Kg. Quasi quasi festeggio con una fetta di torta. :-)

Nel frattempo ho scoperto le carotine già sbucciate, lavate e confezionate in atmosfera modificata. Costano poco, sono buone e fantastiche per lo spuntino, a qualsiasi ora del giorno.
L'idea di conservare i prodotti in atmosfera modificata è geniale, dato che i batteri che consumano la frutta e la verdura hanno bisogno di ossigeno, è sufficiente imbustare il prodotto in una atmosfera da cui è stato rimosso l'ossigeno per ottenere un'ottima conservazione senza conservanti. In atmosfera modificata, si può trovare anche la frutta già lavata e tagliata -a piuttosto costosa-, che dura una settimana ed è pronta al consumo (si può pensare di tenerne una piccola scorta nel cassetto dell'ufficio).

Epipiffo a volte salta «che schifo, non voglio le carotine. Voglio birra e taralli piccanti come aperitivo ad un bel piatto di pasta con il ragù», ma Bimbopuffo reagisce con la solita innocenza «hey, a me sgranocchiare carotine come Bugs Bunny piace un sacco e mi fa sentire bambino, come quando le rubavo dall'orto di papà ... ed il papà dava la caccia alle povere talpe»

La sera mi tocca anche essere redarguito da Grandepuffo mi ricorda: «Il vino e la birra, anche in piccole quantità, fanno crollare i freni inibitori e anestetizzano il senso di sazietà. Se anche fossero a calorie zero -e non lo sono- distruggerebbero la dieta in poco tempo. Soprattuto, per ovvi motivi temporali, gli aperitivi.». Ma non mi aiuta a rispondere alla domanda «chi le lo fa fare ...». Sigh.

Sssssht, i pantaloni non tirano quasi più. Le tasche hanno smesso di aprirsi, anche se la panza sembra ancora tutta lì.
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lunedì, maggio 04, 2009

Dieta: capitolo 1, i primi tre giorni

Dopo avervi raccontato, nel mio precedente post "Sovrappeso, un po' grasso", come ho fatto ad ingrassare, ora vi racconto come -dopo essermi reso conto di aver esagerato- comincio a dimagrire.
Non sono medico né voglio vendervi alcunché, ma racconterò quali pensieri e quali considerazioni mi abbiano spinto a certe scelte piuttosto che altre.
La dietetica è una scienza bellissima, piena di tabelle, di misure e sagge prese di posizione, ma è -nella sua versione scientifica- poco pratica da maneggiare tutti i giorni a causa proprio di calcoli e pesi, di considerazioni statistiche e analisi del sangue. Per cui vi racconterò, senza portare prove, solo di alcune conclusioni che ho tratto da alcune letture e chiacchiere fatte con dietologi e allenatori.

Il primo giorno.
Non c'è niente da fare, i primissimi giorni sono quelli della fame. Lo stomaco è dilatato, le abitudini sbagliate ed il metabolismo pretenzioso. La fame è boia e maledetta.
C' bisogno di dimostrare a se stessi che ce la si può fare. Ce la si può fare a dare allo stomaco un chiaro segno che è ora di stringersi un po'.
Insomma è tutta questione di forza di volontà, e siccome la forza di volontà è una categoria dello spirito poco utile a spiegare cosa accade nella nostra testa, gli scienziati che si occupano di cervello hanno postulato l'ipotesi che descrivere ciascuno di noi come una moltitudine di spiritelli -che discutono e dibattono, che si alleano o si dichiarano guerra- sia una rappresentazione più onesta.
Da cui eccomi al primo giorno di dieta con un nutrito gruppo di puffi sulle spalle.

A colazione vince subito Grande Puffo che spiega a tutti che la colazione è utile ed indispensabile e siccome la faccio già bene -latte caffè e muesli- è disposto a soprassedere sulle due pastiglie di dolcificante che sarebbero da evitare ma sono meno peggio di due cucchiaini di zucchero.
Il fatto è che una recente ricerca scientifica ha evidenziato come, sui grandi numeri, la diffusione dei dolcificanti vada di pari passo con l'obesità. La ragione non è chiara ma potrebbe essere legata alla maggiore produzione di insulina che si verifica quando gustiamo qualcosa di dolce, anche se il gusto di dolce è provocato dai dolcificanti. Il maggior livello di insulina ci spinge a consumare zuccheri.
In ogni caso è importante stare lontani dai prodotti da colazione confezionati (biscotti o simili) in cui gli zuccheri sono quasi sempre più del 30% (come documentato diverse volte da Altroconsumo).
Il puffo medico interviene subito sul numero dei pasti: devono essere 5, piccoli ma regolari e non bisogna sgarrare sennò scende il metabolismo ed allora, oltre a toglierci il piacere di mangiare ci toglieremmo anche la speranza di pesare un po' meno. Puffo tonto, che ha sempre bisogno di ripassare due volte di elenca:
  1. colazione
  2. merenda a metà mattina
  3. pranzo
  4. merenda di metà pomeriggio
  5. cena
Supero la prima merenda con una mela ed arrivo subito al pranzo, dove mangio quello che c'è, aggiungendo le seguenti regole:
  1. un solo carboidrato (pasta, pane, patate o riso) e, perdipiù, in quantità ridotta (1/4 di panino, 1/4 di un piatto di pasta, etc ...)
  2. Acqua fresca di rubinetto (almeno 3 bicchieri colmi, uno prima del pasto)
  3. Verdure cotte o crude in porzioni abbondanti (senza burro accidenti, siamo a dieta)
  4. Frutta illimitata
  5. No carne e no formaggi, che sono cibi troppo nutrienti
  6. Mangiare solo quello che c'è nel piatto, non concedersi bis e non piluccare da insalatiere o pentole ed, ancor meno, finire i piatti dei bambini
Alla seconda merenda stabiliamo una buona abitudine: deve essere di frutta (oppure uno yogurt ma di quelli normali, senza aggiunta di panna e poco dolce).

La sera, dopo cena vago per la cucina come un lupo assassino e medipuffo mi ricorda che bisogna porre attenzione a non confondere sete e fame: prima di decidere che hai fame bevi un bicchiere colmo d'acqua ed aspetta qualche minuto. Ok, guado un po' di tv, risistemo un articolo sul blog e, dopo essermi scolato una brocca d'acqua a temperatura di rubinetto -non deve essere troppo fresca per non interrompere la digestione- vado a letto. Affamato.

Prova bilancia

Bene, dopo tre giorni ho perso i primi due Kg. Va bene, sembrano tanti ma è solo l'illusione dell'inizio. Ora bisogna evitare di sgarrare ma passare ad una nuova forma di alimentazione, più sostenibile.

Bisogna considerare che il ritmo giusto per dimagrire è tra 1 e 2 etti al giorno in media. Dunque, ci vorranno poco meno di 30 giorni per perdere i prossimi 3kG.
~

martedì, aprile 28, 2009

Sovrappeso, un po' grasso

Ok, sono ingrassato. Mi piace mangiare e bere. Mi piace vivere, ho un lavoro sfidante, tre figli ed una moglie che lavora.

La notte, quando i bambini sono finalmente a letto, dopo le 22, mi concedo un bicchiere di Porto ed 1/4 di stecca di cioccolato amaro (il mio preferito è tra il 70 e l'80% di cacao, senza noccioline o altre aggiunte; meglio se c'è anche un po' di burro di cacao).

La sera a cena mangiamo in sala, riuniti attorno al desco, a televisione spenta. E' il momento in cui la famiglia si riunisce e ciascuno racconta avventure e disavventure della giornata.
Il problema è che a far parlare tutti ci si mette un sacco di tempo. E mentre si è a tavola si mangia. Si mangia il contenuto del piatto e poi si continua -aspettando il più lento- con pane e formaggio, si fa' la scarpetta nell'insalatiera, si cerca un'oliva.
Poi, quando arriva anche l'ultimo, ci si sente in colpa, perché avanza sempre un po' del cibo preparato con tanto amore, e ci si sacrifica spazzolando gli avanzi.

Di giorno si corre, poi ci si sente stanchi e ci si concede un caffè. Una caramella dal vassoio che sta sulla scrivania per gli ospiti o un biscotto per non sentirsi meno epicurei degli altri.

Poi a pranzo, si arriva in mensa nervosi -vorrei vedere, con tutti quei caffè- e si sceglie il piatto più gustoso, spesso il più condito. Buono se unto e saporito. Ci si deve pur meritare qualcosa dopo tutto quell'impegno, no?

Ad un certo punto diventa un'abitudine. Lo stomaco si dilata per accogliere l'abbondanza e con il tempo finisce per chiederla in continuazione o, se non proprio in continuazione, quanto meno ad intervalli regolari -fino ad uno spuntino ogni mezz'ora- ogni volta che non siamo abbastanza occupati a fare altro. Ed allora, il sabato è tutto un aprire e chiudere il frigo alla ricerca di qualcosa -chissà cosa- e ripiegare su un'olivetta, un'ennesimo caffè, un biscotto, uno yogurt.

A mezzanotte, poi, se si è ancora svegli -accidenti!- non si può andare a letto con un buco nello stomaco! Ed allora, per un'ultima volta nella giornata -o per la prima nella giornata successiva- eccoci ad aprire il frigorifero o la dispensa, alla ricerca di un riempitivo qualsiasi. Con la scusa che un po' di latte tiepido -ed un biscottino- conciliano il sonno.

Il problema è che, dopo qualche mese, i pantaloni non si allacciano più. La giacca tira dietro alla schiena. Il bottone non s'allaccia -beh, le giacche non vanno allacciate, per fortuna-. La zip tira e le tasche si aprono.

La faccia s'allarga, il mento si raddoppia, la polo non veste più bene e le gambe sfergano, a volte in maniera fastidiosa.

E poi, il ginocchio senza legamenti non ne vuole più sapere. Basta poco carico in più ed il ginocchio cigola, sembra che dica «non camminare!». Ma se non cammino, e mangio, e mangio ancora, ingrasso.

Si, ingrasso e la bilancia occhieggia minacciosa vicino al bidè. La evito, impaurito. La sbircio nell'angolo dello specchio, ma una vocina mi consiglia di ignorarla «in fondo, cosa vuoi che mi dica, che già non so?». E' proprio necessario che mi si ricordi ciò che già so?

E' una bilancia bella: ha anche la misurazione elettronica della percentuale di massa grassa sul peso corporeo. Ma perché ci devo salire?
In fondo sono un uomo che ha passato i quarant'anni, con tre figli e pochi grilli per la testa, finché sto bene, che importa qualche Kg in più?
Non è che mi manchino i soldi per comprare un abito nuovo, di taglia più grande. Anche se poi "cade" male. Se la ciccia abbonda, la camicia fa brutti risvolti sopra la cintura, gonfiata di abbondanti rotolini.

Poi, sono abbastanza alto, che vuoi che siano 10 Kg in più? In fondo, anche la moglie è un po' sovrappeso, e lei è donna. Ingrassare tira la pelle del volto e, paradossalmente, all'inizio fa sembrare più giovani.

Ma a soli quarant'anni non posso lasciarmi andare così. Mi sento una palla. Rotolo e ballonzolo. Non trovo più vestiti adatti nell'armadio. Mangiare mi piace, devo rinunciare proprio a tutto?

Arrivato a quasi 90 Kg capitolo, MI METTO A DIETA!

So cosa mi aspetta, sono mesi che ci penso e sono reduce da un paio di tentativi riusciti a metà.

Racconterò nei prossimi post cosa ho fatto fino ad ora e cosa farò.

Buffo pensare che sono ingrassato con mia moglie, alla nascita dell'ultimo figlio, ed è dal primo che va avanti così. Ingrassiamo felicemente, ci ottenebriamo con il cibo, per recuperare le notti insonni e sopportare il senso di pesantezza, e chissà cosa altro e, a circa nove mesi dei vita del figlio, iniziamo a domandarci se così va bene.
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sabato, novembre 08, 2008

Cereali per colazione



Non so come fanno quelli che prendono solo un caffè prima di uscire di casa. Io la mattina ho fame, e se non faccio colazione come si deve mi incattivisco subito. Sarà per questo che molti automobilisti sono così aggressivi la mattina, durante la strada da casa al lavoro?

Non divaghiamo, durante la colazione preferiamo latte, caffè, muesli, pane e marmellata. Marmellata magicamente preparata dalla moglie, che vi dedica due o tre domeniche l'anno, tra un impegno e l'altro.

Però, la principessa che è il membro della famiglia più sensibile alla morsa del marketing -anche perché è l'unica che guarda un'ora di TV al giorno- chiede, e spesso ottiene, un trattamento speciale.

Dopo aspre lotte siamo riusciti a trovare un prodotto che non contiene coloranti o conservanti o grassi idrogenati, i cereali "Pan di stelle" del Mulino Bianco, uno dei marchi di Barilla.
L'elenco degli ingredienti è comunque troppo lungo:
  1. farina di riso 32,2%
  2. farina di frumento 29,6%
  3. zucchero (senza percentuale indicata)
  4. cacao magro in polvere 5,2%
  5. amido di frumento
  6. cioccolato in polvere 1,8% (zucchero, pasta di cacao, cacao magro in polvere, aroma)
  7. latte scremato in polvere
  8. estratto di malto d'orzo
  9. sale
  10. emulsionanti: lecitina di soia, mono-digliceridi degli acidi grassi, aroma
Anche ammettendo che tutti questi ingredienti siano necessari, non si capisce perché, tra gli ingredienti principali -quelli da 1 a 5- solo dello zucchero non vi sia la quantità.
Proviamo ad indagare nella tabella dei contenuti nutrizionali, per 100g di prodotto:
  • Carboidrati: 82,2g
  • di cui zuccheri 34g
Questo significa che, su una confezione di 300g, più di un etto è zucchero. E, magari, molti bambini zuccherano il latte, prima di aggiungerci i cereali.

Mary Poppins, per far prendere le medicine ai bambini cantava:

«Con un poco di zucchero la pillola va giù,
la pillola va giù, pillola va giù.
Basta un poco di zucchero e la pillola va giù.
Tutto brillerà di più.»

Già, la pillola. Mentre Altroconsumo lancia la campagna Pubblicità che ingrassa, il Ministero della Salute ammette:
«sovrappeso e obesità in età evolutiva non sono certo un fenomeno raro, considerando che nel nostro Paese nel 1999-2000 la percentuale di bambini ed adolescenti (per un campione di età compresa tra i 6 ed i 17 anni) in sovrappeso raggiunge circa il 20%, mentre è pari al 4% la quota degli obesi.»
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sabato, settembre 20, 2008

La grande idea della frutta e verdura a prezzo fisso

I medici, le riviste e la coscienza ci ricordano costantemente che dobbiamo mangiare frutta e verdura fresche. Certo, è più semplice tirar fuori una merendina, che bellissime reclame assicurano sana e salutare, dalla dispensa o dal frigo.
La frutta poi è difficile, bisogna lavarla, non si conserva a lungo fuori dal frigo, non è buona se è di frigo e poi costa e, per noi cittadini, è anche difficile capire quale sia di stagione, visto che al supermercato c'è ormai tutto per quasi tutto l'anno.
In famiglia abbiamo superato i primi problemi predisponendo un vassoio di frutta già lavata sempre a disposizione in casa ed abbiamo abituato i bambini, e noi stessi, a tenerla sempre in considerazione se scatta il desiderio di spuntino. Il grosso ovviamente è tenuto in frigo ed, una volta al giorno, si controlla il vassoio e si rinpingua se langue.

Per quanto riguarda l'acquisto, ho scoperto un negozio (una formula commerciale, in realtà), che vorrei pubblicizzare in questo mio post: Unifrutta (gmap: Unifrutta SRL).

Il negozio si trova a Settala, in provincia di Milano ed è il primo che io abbia conosciuto che vende (quasi) tutta la frutta e verdura a prezzo fisso. Il prezzo era originariamente 1€/Kg, adesso credo che sia un po' di più ma vi assicuro che la differenza non si sente.

La cosa funziona così: si prende un carrellino all'ingresso, si prende un certo numero di borsine di plastica e i classici guantini per maneggiare la frutta sfusa, dato che il prezzo è uguale per tutti i prodotti a libero servizio, si possono organizzare i sacchetti come si desidera. Io, ad esempio, dovendo comprare mele, cerco di prendere almeno un frutto di ogni tipo mela in vendita, in modo da garantire sempre una certa varietà e e accendere la curiosità dell'occhio del gusto e dell'olfatto.
In effetti, presa la mano, diventa un gioco a scoprire i prodotti che non si conoscono o che non si ha mai avuto occasione di assaggiare (perchè regionali o, comunque, non di largo consumo).
Per cui ho scoperto i peperoni friarielli, le melanzane tonde che non avevo mai assaggiato e ho riscoperto le mele renette che non vedevo da tanto tempo.

Si badi bene, per mantenere i costi bassi la frutta è quasi tutta di II categoria, di stagione e in maggioranza di provenienza italiana (circa il 70%). La norma prevede che nella frutta o verdura di II categoria vi possano essere "difetti di forma, difetti di colorazione, difetti della buccia, quali piccole fenditure o scalfitture cicatrizzate, purchè la superficie sia ridotta, lievi protuberanze e lievi ammaccature". Insomma, detto in altri termini le carote non sono tutte uguali e non sono tutte dritte mentre le mele non sono tutte enormi e lucide come si trovano, in genere, al supermercato.

All'uscita, si poggi attuo su una grande bilancia da magazzino, e la cassiera batte lo scontrino per il peso totale.

Il risultato è che, la settimana scorsa, con poco meno di 40€, ho portato a casa quasi 40Kg di frutta e verdura (la spesa di due famiglie per una paio di settimane) ed una quantità di plastica 10 volte inferiore ad una normale spesa dello stesso tipo al supermercato.

Lo spettacolo era tale che non ho resistito ad esporre la mia spesa sul tavolo da pranzo e immortalarlo (la fotografia si ingrandisce se la selezionate).

Non posso che sperare che questa formula commerciale si estenda consentendoci di mangiare meglio, inquinare meno e, perché no, risparmiare.
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Mi sento fortunato