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lunedì, novembre 23, 2009

L'America, il signoraggio e la guerra


«(...) la Francia ha un'antica avversione verso la supremazia del dollaro. Risale ai tempi del presidente Charles De Gaulle e del suo consigliere economico Jacques Rueff. In piena guerra del Vietnam, Parigi lanciò un'offensiva rimproverando all'America di approfittare del suo "diritto di signoraggio". Grazie al ruolo del dollaro come mezzo di pagamento universale, argomentavano allora De Gaulle e Rueff, l'America finanzia le sue guerre stampando carta moneta che vale sempre meno, quindi esportando inflazione nel resto del mondo. (...)»
Federico Rampini nell'inserto Affari e Finanza di La Repubblica del 12/10/2009
Ora, pensateci un attimo: chi sta pagando il costo delle guerre in Iraq e Afganistan?

Per approfondire sul signoraggio:
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venerdì, febbraio 27, 2009

La ricostruzione in Iraq? Una truffa colossale (2).


Secondo post sullo scandalo della ricostruzione in Iraq. Uno scandalo che in Italia non è stato onorato neppure di un minuto di TG.

Da The Idependent (UK): A 'fraud' bigger than Madoff:
In what could turn out to be the greatest fraud in US history, American authorities have started to investigate the alleged role of senior military officers in the misuse of $125bn (£88bn) in a US -directed effort to reconstruct Iraq after the fall of Saddam Hussein. The exact sum missing may never be clear, but a report by the US Special Inspector General for Iraq Reconstruction (SIGIR) suggests it may exceed $50bn, making it an even bigger theft than Bernard Madoff’s notorious Ponzi scheme.

“I believe the real looting of Iraq after the invasion was by US officials and contractors, and not by people from the slums of Baghdad,” said one US businessman active in Iraq since 2003.

In one case, auditors working for SIGIR discovered that $57.8m was sent in “pallet upon pallet of hundred-dollar bills” to the US comptroller for south-central Iraq, Robert J Stein Jr, who had himself photographed standing with the mound of money. He is among the few US officials who were in Iraq to be convicted of fraud and money-laundering.

Despite the vast sums expended on rebuilding by the US since 2003, there have been no cranes visible on the Baghdad skyline except those at work building a new US embassy and others rusting beside a half-built giant mosque that Saddam was constructing when he was overthrown. One of the few visible signs of government work on Baghdad’s infrastructure is a tireless attention to planting palm trees and flowers in the centre strip between main roads. Those are then dug up and replanted a few months later.
Che, se capisco bene, significa che sono evaporati più di 50 miliardi di dollari.

Quello che mi colpisce di più è che «nonostante le ingenti somme spese per la ricostruzione da parte degli Stati Uniti dal 2003, non vi sono gru visibili nella skyline di Baghdad, ad eccezione di quelle al lavoro per la costruzione di una nuova ambasciata degli Stati Uniti e quelle, arrugginite, che stavano costruendo una enorme moschea prima della caduta di Saddam».

Ma tutto questo non tiene conto del mostruoso numero di vite umane: la serissima associazione non governativa Iraq Body Count stima da 90.000 a 100.000 morti iracheni di morte violenta, cioè senza considerare i morti per freddo, malnutrizione, mancanza di cure, povertà, scarse condizioni igeniche e abbandono -tutte condizioni inevitabili in guerra-. Su una popolazione di 27 milioni circa.

Spero con tutto il cuore che in Iraq la situazione economica migliori, che si stabilisca una vera e solida democrazia e che questa sia contagiosa per i paesi vicini (sempre in transizione da una dittatura all'altra).

Bisogna comunque ricordare che la democrazia è un sistema formale di governo che, per la nostra esperienza, porta alla migliore delle amministrazioni possibili per i cittadini elettori.

Ora, la democrazia, la buona amministrazione, una buona giustizia e ad una vivace economia dovrebbero servire, alla fine, a dare di una migliore qualità della vita ai cittadini. Qualità della vita che, in Iraq, è in netta e violenta discesa da quando è cominciata la guerra.
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domenica, febbraio 22, 2009

La ricostruzione in Iraq? Una truffa colossale.

Oibò, finalmente la verità viene a galla, ma in Italia non merita neanche un frammentino di tg, neanche un minuto di tv e nessuno se ne accorge.

In questi giorni le televisioni in lingua inglese trasmettono un sacco di servizi su una notizia che in Italia è stata ripresa solo da Panorama, in un articolo datato 16 febbraio 2009 ed intitolato La ricostruzione irachena? “Una truffa colossale”:
«“Il vero saccheggio di Baghdad non l’hanno fatto i disperati degli slum ma gli ufficiali e i contrattisti americani”. A parlare è un uomo d’affari statunitense, intervistato dal britannico “The Independent“. Una frode impressionante, sui soldi destinati alla ricostruzione dell’Iraq: su questo, secondo il quotidiano, stanno investigando gli agenti federali negli Stati Uniti. Sui 125 miliardi di dollari stanziati dal 2003 , secondo un rapporto dell’ispettorato generale per la ricostruzione dell’Iraq (Sigir) il denaro “volatilizzato” potrebbe essere più di quello andato bruciato nella truffa di Bernard Madoff.
(...)
Gli investigatori del Sigir, comandati dall’ispettore Stuart Bowen Jr., avrebbero accertato in un caso, la sparizione di 58 milioni di dollari, inviati in pacchetti al responsabile americano delle regioni del Sud Iraq, Robert Stein jr, che si sarebbe fatto fotografare di fronte all’enorme pila di biglietti verdi.
“Nonostante le ingenti somme stanziate dall’amministrazione Bush”, scrive l’Independent, “sono pochissimi i cantieri aperti in Iraq”.
(...)
“a quasi sei anni dall’inizio della guerra, molte zone del paese sono ancora senza acqua corrente né elettricità, nonostante i soldi stanziati anche e soprattutto dai contribuenti americani”»
Ora, cosa potevamo aspettarci di diverso da una guerra che è iniziata con Colin Powell che all'assemblea dell'ONU presentava le incontrovertibili prove del fatto che Saddam possedesse armi di distruzione di massa (vedi sul sito di Radio Radicale)?

Armi, bisogna ricordare, mai trovate dopo l'invasione (vedi In Iraq niente armi di distruzione e Tutte le menzogne dei presidenti, Bush nella lista dei bugiardi su La Repubblica).

Alla guerra ci andarono in due, USA e Inghilterra -senza alcun mandato ONU- e scatenarono una energica campagna mediatico-ideologica bollando di antiamericanismo chiunque non fosse d'accordo. La campagna mediatica arrivò anche in Italia e Giuliano Ferrara ne fu il portabandiera.

Ora che la bolla finanziaria è scoppiata ed i soldi mancano, i pochi che ancora ci sono diventano sempre più importanti, tanto che anche gli statunitensi cominciano a domandarsi a cosa servono i 10,3 miliardi di dollari spesi ogni mese nella guerra in Iraq?
La risposta è è arrivata: ad arricchire contrattisti e militari, alle spalle del popolo iracheno.

Un popolo, quello iracheno, che vide molte vittime -sopratutto bambini- del terribile embargo cui fu sottoposto prima della guerra, fu poi lungamente bombardato durante la guerra, e vede ora evaporare i soldi della ricostruzione.

E in Italia -che pure ha mandato propri militari al fronte- un silenzio assordante.

P.S. E' ancora attivo l'impressionante contatore real time del costo della missione USA in Iraq.
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Mi sento fortunato