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sabato, novembre 21, 2009
Libro: Educazione siberiana - Lilin
Ambientato in un'enclave all'interno di quell'enclave che è, rispetto alla Moldavia, appunto la Transnistria, l'oltre Dnister o Nistro (sulla cui riva orientale sorge questa regione, secessionista dalla Moldavia).
Educazione siberiana è un romanzo ruspante, autobiografico e scritto interamente in prima persona. Gli episodi narrano storie forti, ambientate nella città di Bender, in Transnistria, sotto il dominio sovietico, in un quartiere abitato da una comunità di criminali detti siberiani. I siberiani vivono assaltando treni e commettendo rapine. Hanno un loro complesso senso dell'onore che li fa' assomigliare ai mafiosi della prima metà del secolo scorso. Hanno loro metodi educativi per cui i ragazzi vengono allevati dalle madri, dato i padri non ci sono quasi mai, ed educati dai criminali anziani che hanno lasciato l'attività e vengono mantenuti dalla comunità.
I ragazzi vivono liberi, si muovono in gruppi coesi e, se capita, si battono con le bande degli altri quartieri con coltelli e spranghe ma devono sottostare alle regole dell'onore siberiano che prevedono la morte per chi le vìola.
Anche la polizia ha la mano pesante e le carceri minorili sono un inferno difficilmente immaginabile in un paese civile.
Un capitolo lunghissimo e notevole è quello in cui narra del giorno del suo compleanno, in cui il nostro eroe si troverà, con la sua piccola banda, ad attraversare la città di notte, combattendo contro le altre bande strada per strada e quartiere per quartiere, come in una versione di The Warriors in salsa moldava.
Nicolai Lilin è un ragazzo di poco più di trent'anni con una storia incredibile alle spalle. Ha scritto il libro in italiano (dato che ora vive in Italia sposato ad un'italiana) e bisogna dargli atto di essere riuscito in un'impresa rilevante per qualcuno che ha imparato la lingua da poco. Peraltro la ridotta ricchezza di linguaggio riduce la varietà espressiva ed, alla fine, il romanzo ha un che di ripetitivo che rende difficile la lettura fino in fondo.
Titolo Educazione siberiana
Autore Lilin Nicolai
Prezzo € 20,00
Prezzi in altre valute
Dati 2009, 343 p., rilegato
Editore Einaudi (collana Supercoralli)
Si può trovare su IBS.
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venerdì, novembre 06, 2009
Libro: I numeri del terrore
Leggo dal risvolto di copertina:
Ma sentiamo l'introduzione:
Inutile nasconderlo, la guerra al terrorismo è stata una vera e propria bufala, costruita artificialmente nel Think Tank (sigh: Project for the New American Century - Progetto per un nuovo secolo americano) di Cheney per cavalcare l'attentato alle Torri Gemelle.
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Loretta Napoleoni, nata a Roma e residente a Londra, è tra i massimi esperti mondiali di terrorismo ed economia internazionale. E' consulente per la Bbc e la Cnn, editorialista per El Pais, Le Monde, The Guardian e pubblica articoli e inchieste su D-Repubblica, La Stampa ed Internazionale. Tra i suoi libri principali, tradotti all'estero, ricordiamo Terrorismo S.p.A. (Tropea, 2005), Al Zarqawi. Storia e mito di un proletario Giordano (Tropea, 2006) ed Economia canaglia (il Saggiatore, 2008). Alcuni tra i più importanti esecutivi occidentali si avvalgono delle sue consulenze sulle strategie e sui meccanismi del terrorismo. Collabora inoltre con numerose forze dell'ordine, tra cui la Homeland Security statunitense, e l'International Institute for Counter-Terrorism israeliano.E anche:
Ronald J. Bee è direttore dell'istituto Charles Hostler per gli Affari Internazionali alla San Diego State University. E' stato direttore dei Programmi per il Medio Oriente (Progetti speciali) all'Institute on Global Conflict and Cooperation della University of Caifornia,ed è stato assistente speciale per gli Affari di Sicurezza Nazionale al Palomar Corporation di Washington D.C. Tra le sue pubblicazioni: "Looking the tiger in the eye: confronting the nuclear threat" (1988) che ha vinto il Christopher Award ed è stato segnalato tra i "libri dell'anno" dal New York Times, e "Seven minutes to midnight: nuclear weapons after 9/11" (2006).Beh, non è propriamente i tipici giornalisti veterocomunisti, no?
Ma sentiamo l'introduzione:
Tutti sanno che i terroristi fanno leva sulla paura per raggiungere i loro scopi, pochi però sono consapevoli che i capi di stato ricorrono alla medesima tattica. E non si tratta di un fenomeno nuovo: la politica della paura è una strategia subdola orchestrata per raccogliere consensi, spesso per imporre politiche altrimenti impopolari. I governi ingigantiscono la politica del nemico, instillano la paura nell'elettorato e poi manipolano i timori della gente per perseguire i propri obbiettivi politici. E' accaduto durante la Guerra Fredda, quando Washington ha gonfiato la minaccia sovietica per bloccare l'avanzata dei partiti comunisti all'interno del blocco occidentale. Oggi le cose non sono molto diverse e la politica della paura è la giustificazione ideologica della Guerra al Terrorismo e delle sue molteplici ramificazioni, compreso il conflitto iracheno e la minaccia nucleare iraniana. Dietro questa politica. si nasconde il tentativo neoconservatore di ristabilire l'egemonia americana in alcune zone-chiave del mondo.Se siete curiosi di sapere come ha fatto ad arrivare a queste considerazioni, leggete il libro che è una vera e propria miniera di informazioni e ricostruzioni storiche in grado di ricollegare tutti gli echi delle storie apparse sui giornali dall'11 settembre 2001 (attacco alle torri gemelle) in poi narrando una storia di notizie false o mal-interpretate prodotte per spaventare i cittadini occidentali e giustificare la guerra in Iraq e la rielezione di Bush.
Inutile nasconderlo, la guerra al terrorismo è stata una vera e propria bufala, costruita artificialmente nel Think Tank (sigh: Project for the New American Century - Progetto per un nuovo secolo americano) di Cheney per cavalcare l'attentato alle Torri Gemelle.
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mercoledì, ottobre 14, 2009
Libro: Il banchiere dei poveri
Veramente non so cosa mi spinga ad acquistare certi titoli ed ancora meno cosa mi spinga a leggerli al posto di un buon romanzo. Ma tant'è, l'ho letto, mi è piaciuto ed eccomi a proporvelo.Difficile da recensire, non è esattamente una biografia e non è un saggio ma un appassionante dondolare tra biografia personale e racconto di un'impresa unica: come fondare un'azienda privata senza scopo di lucro cercando un modo per affrontare la terribile povertà che affliggeva (ed, in parte ancora affligge) il Bangladesh.
Muhammad Yunus è un professore universitario di economia che, pur essendo bengalese e musulmano, appartiene alla ristretta elite del suo paese, formatasi alle migliori università americane.
Durante una terribile carestia si trovò, con i suoi studenti, a interrogarsi sul perché della miseria, della povertà più terribile -quella per cui si muore di fame e inedia- che attenagliava tanti nel suo paese.
Non trovando risposte nelle teorie economiche standard si impegnò in un lavoro di ricerca sul campo usando come cavia un poverissimo paesino rurale in prossimità della sua sede universitaria.
Dopo lunghe osservazioni arrivò alla conclusione che la povertà più nera non era legata alla mancanza di cultura o volontà ma, semplicemente, alla mancanza dei minimi capitali necessari ad avviare una attività redditizia. Per esperimento aiutò quattro poverissimi ad attivare una attività ragionevolmente redditizia, e questa attività gli era costato la irrisoria cifra di 27$.
Visto che i veri poveri non hanno nulla da dare in garanzia e che nessuna banca tradizionale avrebbe offerto loro credito, creò una piccolissima banca "etica" al solo scopo di prestare soldi a interesse ragionevole (attorno al 20%, pochissimo rispetto a quello che prendevano gli usurai) a coloro che non possono offrire garanzie ed in particolare ai poverissimi, scoprendo che (con un sistema di micro rate settimanali) riusciva ad ottenere un tasso di restituzione del 98%, cioè molto più alto rispetto a quello che riescono ad ottenere le banche tradizionali. Era nata la prima banca di microcredito.
Il libro racconta in 286 pagine l'appassionante sviluppo della banca e di tantissime altre attività correlate, fino al Premio Nobel per la Pace ricevuto nel 2008.
Il racconto cronologico si ferma a pagina 204, e potrebbe bastare, ma consiglio di leggere anche qualche spigolatura dalle parti successive pur essendo queste di più difficile lettura (ed alcune idee di Yunus riguardo allo stato sociale all'europea meno condivisibili).
Concludendo, siete curiosi riguardo al funzionamento ed alla nascita delle banche di microcredito e siete stufi delle solite semplificazioni giornalistiche oppure volete scoprire in cosa le teorie economiche classiche hanno fallito non fornendo alcun serio quadro interpretativo di una realtà (la povertà) che interessa ampie fasce della popolazione mondiale? Allora leggetelo, vi incollerà alla lettura per almeno cinque o sei serate.
In Google Books se ne trova un'anteprima di diverse pagine (in realtà sembra il testo completo della quinta edizione cui hanno tolto circa 2 pagine ogni 5).
Per chi volesse comprarlo vi rimando alla solita scheda su IBS.
P.S. Sul Corriere del 4 luglio 09 ho trovato l'unico articolo critico sulla Grameen-bank: Microcredito: ora i poveri si ribellano
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lunedì, settembre 21, 2009
Libro: Cattiva maestra televisione
Ho in mano questo libretto, 127 pagine, scritto da uno dei più acuti pensatori del 1900. Lo scritto di Popper, nella parte centrale del libretto, è di 11 pagine e si intitola "Una patente per fare TV". Scritto con un linguaggio semplice e diretto accende una luce sul rapporto tra quantità e qualità, sulla differenza tra rappresentare la realtà ed il modificarla. Nel suo scritto, Popper cita spesso un articolo di sociologia intitolato "Ladra di tempo, serva infedele" di John Condry. Per fortuna l'articolo è riportato interamente nelle 20 pagine successive, e merita di essere letto.
Il tutto si legge in una sera e fornisce gli strumenti minimi essenziali a considerare la televisione con il giusto senso critico.
Illuminante.
Si può trovare su IBS, a 9,00€.
P.S. Il testo di Popper è accompagnato da un'introduzione, scritta da Giancarlo Bosetti, che arriva fino a pagina 67 ed è scritta con il classico linguaggio dei professori universitari di materie umanistiche, dice molto ma l'ho saltata a piè pari appena ho incontrato una frase che comincia con «Il pensiero popperiano ...», sigh.
Mi riprometto di tornare a leggerla, prima o poi.
Dopo il contributo di Condry seguono vari appendici, uno dei quali scritto da papa Wojtyla, utili per chi desiderasse approfondire ulteriormente l'argomento secondo diversi punti di vista.
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domenica, agosto 16, 2009
A proposito di ricci eleganti
Muriel Barbery è nata nel 1969, dunque ora dovrebbe avere 40 anni, insegna filosofia in una scuola francese e scrive libri come questo: leggero, intelligente, ricco di contenuti e di scoperte inaspettate.
Il libro è leggero (384 pagine scritte a caratteri grandi e con un cospiquo bordo) e, negli ultimi giorni, lo portavo ovunque, alla ricerca di cinque minuti per leggerne un altro capitoletto.
Così accadeva che lo aprissi al bar, quando la mattina mi fermo a prendere un caffè sulla strada tra la casa e l'ufficio e che gli altri avventori si stupissero di quest'uomo che di 90kg in abito di lino che, fatto strano, arrivava in bicicletta e, fatto ancora più strano, estraeva un libro dalla borsa e ne leggeva qualche pagina durante il caffè delle 8. Ma lo spettacolo più curioso doveva essere quando non riuscivo a trattenere sorriso e lacrimoni (sì, proprio come le donne del luogo comune, quando dopo aver visto un film dicono «è stato bellissimo, ho pianto tanto»).
Per certi versi mi ha ricordato la ricchezza culturale e l'amore per il bello di "Il ritratto di Dorian Gray" di Oscar Wilde, per altri mi ha strappato sorrisi inaspettati, per altri ancora mi ha commosso come un bambino.
La scrittura è elegante e gli argomenti, per la maggior parte filosofici ed artistici, utilizzati dai protagonisti per descrivere il mondo sono graffianti quanto basta per tenere l'attenzione sempre attenta.
Brava Muriel, e grazie alla cugina Daniela che mi ha fatto scoprire questo libro.
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giovedì, gennaio 29, 2009
Il lavoro fa schifo (recensione)

1.
Giovanna ha un figlio di 5 mesi e si occupa di marketing. Organizza la presenza della sua azienda a fiere e convegni, cura i comunicati stampa che periodicamente la società manda ai giornali e contratta i costi di stampa delle brochure con il fornitore.
Oggi il piccolo ha la febbre, il marito non può non andare in ufficio e lei sa che il suo lavoro della giornata si risolverà in 4 telefonate, la lettura della posta elettronica (e relative risposte) e la traduzione di una brochure dall'italiano all'inglese per chiedere l'autorizzazione alla casa madre. Ma deve (!) andare a lavorare al centro di Milano. Il tragitto parte da un comune limitrofo alla città, prevede un tragitto macchina su di una strada terribilmente congestionata, un tratto a piedi dal parcheggio alla fermata della metropolitana, 15 minuti di sardina in una carrozza sovraffollata, due fermate di tram ed infine un tratto a piedi. Ovviamente tutto il tragitto è appesantito dalla borsa con il PC e dal cellulare completo di alimentatore (non si sa mai), di cappotto e di borsetta con bozze di documenti e brochure e scatola con l'insalata da mangiare per pranzo ... Le otto ore di lavoro diventano presto 11 se si considerano i viaggi ed il tempo del pranzo consumato alla scrivania. ... e il bambino ha la febbre.
2.
Osvaldo, entra in ufficio la mattina alle 8.40 e i dirigenti sono già tutti ai posti di combattimento. Quando ripassa davanti agli uffici dei suoi responsabili guarda dentro e li vede occupati in riunione o al telefono o a portare un'espressione troppo seria mentre guardano il PC -si domanda se giocano a battaglia navale-. Mangia un panino al bar e, quando esce, verso le 19.00, li vede ancora ancorati ai loro posti, qualche volta al telefono o, più spesso, ancora fissi sullo schermo del PC -chissà chi vince?-.
Beh, pensa Osvaldo, per fare carriera bisogna dimostrare capacità di sacrificio altrimenti i sottoposti penseranno che poltrisci mentre a loro chiedi immani sforzi. Ed eccoli tutti, inchiodati al loro posto, anche quando non serve.
Perché nei luoghi di lavoro imperano le metafore militari?
3.
Antonio vive a Bareggio e lavora a Segrate, questa mattina ha impiegato un'ora e mezza per arrivare al lavoro. Quando è arrivato era già stanco stravolto, si è scusato inventando qualche scusa -come se ce ne fosse bisogno-, e si si è messo al lavoro. Alle 15 fissava il monitor con sguardo vacuo e aspettava con ansia l'orario di ritorno. La mattina dopo arriverà con un lavoro completato, a casa, durante la tranquillità della notte.
... ma queste sono storie storie quotidiane che tutti conosciamo.
Il ROWE
Stati Uniti, fine anni 90, Cali Ressler e Jody Thompson, due consulenti del lavoro, vengono incaricate da Best Buy -una azienda di grande distribuzione- di ridurre l'emorragia di dipendenti che si dimettono da alcuni uffici della loro sede centrale.
Intervistano i dipendenti ed i dirigenti, osservano per mesi le dinamiche del lavoro e decidono che il lavoro, così com'è organizzato, è frustrante per i dipendenti e poco produttivo per l'azienda.
Riorganizzano il lavoro con un metodo che poi chiameranno ROWE (Results Only Work Environment, definizione su Wikipedia) la cui filosofia spicciola è:
- I lavoratori sono adulti, e vogliono essere trattati come tali.
- Il lavoro non è un luogo dove andare
- Il lavoro non è un orario da rispettare
- Il lavoro è avere delle cose da fare.
- Attenzione ai risultati, in particolare quelli che portano beneficio al cliente
- Libertà di critica costruttiva. Chi lavora deve poter dire la sua sull'utilità di una qualsiasi azione.
- Nessuna riunione è obbligatoria.
- Lotta senza quartiere al Fango, che sono quelle battute e quella sottile maldicenza che impediscono sincera collaborazione tra colleghi -o capi e sottoposti- e la focalizzazione sugli obbiettivi.
Perché dobbiamo essere in particolare posto da un determinato orario? In fondo tutti siamo ormai dotati di cellulare aziendale, di PC portatile e di linea ADSL e la maggior parte del lavoro d'ufficio lo facciamo usando il PC e il telefono, stando in ufficio.
Spesso finiamo il lavoro a casa, ed altrettanto spesso corriamo come dei matti per arrivare in ufficio ... a perdere tempo per timbrare ingresso ed uscita.
Dopo alcuni anni di lavoro le nostre eroine scrivono il libro che mi trovo a recensire:
Perché il lavoro fa schifo e come migliorarloVe lo raccomando, anche se alla fine il libro sembra voler vendere una brillante idea anche a costo di nascondere gli aspetti più spinosi ed il modo in cui hanno risolto i necessari dettagli burocratico organizzativi.
Autore : Ressler Cali; Thompson Jody
Prezzo: € 14,00
Dati: 2008, 256 p., brossura
Traduttore: Bernabei F.
Editore: Elliot (collana Antidoti)
* Su IBS c'è una scheda e l'onesto commento di un lettore.
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giovedì, dicembre 11, 2008
E gli atei?
Ho ritrovato gli appunti per la recensione di "Opinioni di un Clown" di Heinrich Böll che avevo scritto ai tempi dell'università con l'idea di pubblicarlo su qualche rivista studentesca.Leggere le opinioni di un clown, annotavo, significava immergersi per ore nella fine trama di umanità intessuta di sarcasmo e di lieve amarezza.
Hans, il clown, sente gli odori attraverso il telefono. Pensa, ma non giudica. I suoi sensi, le sue impressioni sono tutte le sue opinioni.
Mi sono annotato questo breve dialogo, a proposito della religione:
Hans: «I cattolici mi rendono nervoso perché sono sleali»Ancora adesso, se devo pensare al maggior difetto degli atei, mi trovo a pensare che parlano troppo di Dio.
Altro: «E i protestanti?»
«Quelli mi fanno star male per tutto quel pasticciare attorno alla coscienza»
«E gli atei?»
«Quelli mi annoiano perchè parlano sempre di Dio»
«E lei cos'è, in conclusione?»
«Io sono un clown»
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lunedì, agosto 04, 2008
Aleksandr Solzenicyn
Questa notte è morto Aleksandr Isaevic Solženicyn.Accidenti. Ho letto Arcipelago Gulag tanti anni fa, e adesso no lo trovo, mi sa che l'ho lasciato a casa dei miei genitori. Beh, forse era di mio padre. A ben pensarci anche Una giornata di Ivan Denisovich era di mio padre, inutile cercarlo in libreria. Grrr.
Mi ricordo un piccolo episodio e provo a narrarlo a memoria, non esitate a correggermi dove sbaglio e siate clementi dove sono impreciso.
Il parlamento Ucraino c'era ancora, ma funzionava in modo strano. La polizia politica era stata incaricata di scremare il latte mano a mano che la panna veniva a galla. Più esplicitamente, la richiesta era di mandare in Siberia almeno qualche persona importante ogni settimana.
La polizia, per non fare torto a nessuno, aveva adottato il seguente sistema per selezionare i viaggiatori: presiedeva a tutte le sessioni del parlamento e, al termine della rituale lettura del messaggio di Stalin, osservava attentamente il primo che smetteva di applaudire o, se i numeri erano insufficienti per placare la fame del sistema, chi applaudiva con meno trasporto o in maniera meno convincente. La notte stessa, avrebbero bussato alle porte degli antirivoluzionari e li avrebbero inseriti nel programma di riabilitazione.
Insomma, dopo la lettura del messaggio del grande leader, i poveri delegati applaudivano per decine di minuti, fino all'esaurimento. E non erano rari i casi di anziani rappresentanti del popolo che stamazzavano al suolo svenuti e privi di forze dopo un interminabile applauso.
Così andavano le cose ai tempi dei Gulag.
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lunedì, luglio 14, 2008
La scommessa della decrescita
L'autore, professore emerito di Scienze economiche all’università di Paris-sud, ci racconta di come stiamo vivendo al di sopra della possibilità della Terra di rigenerare le risorse che consumiamo e, dunque, saremo destinati a ridurre il nostro tenore di sfruttamento delle risorse naturali.Secondo Latoche abbiamo due possibilità: continuare sulla strada della crescita economica e arrivare all'esaurimento delle risorse e alle catastrofi umane che ne seguiranno (carestia, guerre, ingiustizie e fame) oppure organizzarci per ridurre da subito i nostri consumi, producendo di meno e lavorando di meno spostando il baricentro della nostra vita dalla produzione e consumo verso una maggiore convivialità e solidarietà reciproca; con il vantaggio che potremmo finire per ritrovarci più felici di ora.
Il libro è pesante, ricco di citazioni e riferimenti, come si conviene ad un libro scritto da un professore universitario, ma poco scorrevole e tuttosommato poco scientifico quando utilizza aggettivi "pesanti" più adatti a chi cerca di convincere da un pulpito piuttosto che di chi esamina razionalmente varie possibilità e cerca di non spingersi ad affermazioni che poi non dimostra inoppugnabilmente.
In compenso ci fornisce diversi spunti di riflessione:

- Le limitate risorse naturali della terra non consentono ulteriore crescita economica.
- Dato che già ora consumiamo più risorse naturali di quanto il pianeta non ne produca, non è sufficiente fermare la crescita, è necessario decrescere (!).
- Crescita economia e felicità non procedono di pari passo, anzi: negli ultimi vent'anni siamo cresciuti molto economicamente ma siamo meno felici.
- Il PIL non è una buona misura. Se, ad esempio una azienda inquina per prudurre un bene che poi vende e la collettività deve poi procedere alla bonifica per ridurre i danni dell'inquinamento sui cittadini, si produce un PIL più alto che se l'azienda semplicemente non inquinasse. In pratica l'azienda che produce il bene ne può produrre di più a minor costo e, dunqe venderne di più facendo girare più denaro, a questo denaro và aggiunto il costo della bonifica che produce reddito per un'azienda che di questo si occupa.
- Passando sempre più tempo al lavoro, in macchina, davanti alla TV ed al supermercato bruciamo tempo che potremmo dedicare alla convivialità (lo stare assieme alle persone, l'aiutarsi reciprocamente, il fare delle cose assieme). Più convivialità aumenterebbe la felicità molto più di quanto non farebbe un ulteriore aumento dei nostri redditi (e lavoro e consumi).
- La decrescita felice passa anche per il cibo: dovremmo smettere di consumare cibo industriale (ma questo già lo sapevamo) ma dovremmo anche acquistare solo cibo che abbia percorso il minor numero di km possibile e con meno confezioni possibile. Il fatto, ad esempio, che in Italia si beva l’acqua Evian, proveniente dalla Francia, ed in Francia la San Benedetto, proveniente dall’Italia è un esempio di spreco di energia.
- Dobbiamo riciclare il riciclabile ma anche evitare di sostituire apparecchi funzionanti (dunque ridurre l'ansia da obsolescenza).
- Le parole chiave della "ideologia della decrescita" sono sobrietà e convivialità.
Si veda anche:
- Definizione di decrescita su Wikipedia
- Definizione di Impronta Ecologica su Wikipedia
- Il sito del Movimento per la Descrescita Felice
- Il sito della Rete per la descrescita serena, pacifica e solidale.
- La rete Nuovo Municipio
- “La decrescita felice” di Maurizio Pallante (Editori Riuniti 2005)
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