martedì, agosto 12, 2008

Obama dixit

«... . Nel lungo termine, l' unica cosa che possiamo fare per far fronte al costo della benzina è di cambiare il modo in cui consumiamo petrolio. Questo significa investire in carburanti alternativi, innalzare i parametri di efficienza energetica per le automobili, aiutare l' industria automobilistica a ristrutturarsi internamente».
L' alto costo del petrolio potrebbe però paradossalmente diventare una cosa positiva, una spinta per passare a energie alternative?
«Abbiamo consumato e consumiamo energia come se le fonti fossero illimitate. Adesso, con la rapida crescita di India e Cina, sappiamo che i nostri bisogni superano di gran lunga le riserve disponibili»
Da un'intervista a Barack Obama pubblicata da la Repubblica il 13/06/08.
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Il costo del petrolio e la caccia all'untore

Il Italia c'è una tradizione che risale ai tempi del medioevo: quando arrivava la peste si cercava un colpevole, un untore. E non si andava tanto per il sottile, era sufficiente una denuncia in pubblica piazza per far impiccare un povero cristo.
Insomma, qualcuno la doveva pur aver portata questa maledetta peste. Era un modo come un altro per sfogare la rabbia del popolo e, magari, anche l'invidia verso qualcuno che già non se la era presa, la peste.

Ed ecco che si arriva ad oggi. Il consumo mondiale di petrolio - una risorsa accumulatasi nel ventre della terra in quache milione di anni e dunque destinata prima o poi a finire - presenta un aumento di consumo come nel grafico che segue:


una bella rampa di salita ininterrotta.

Che io sappia, se una risorsa è limitata e necessaria, finisce per essere contesa tra i soggetti che la vogliono acquistare e questo, inevitabilmente, finisce per far salire i prezzi.

Perché il prezzo del petrolio scenda deve avverarsi almeno una delle seguenti:
  • dovrebbe diminuire il consumo di petrolio, a parità di capacità estrattiva
  • dovrebbe aumentare sensibilmente la capacità estrattiva
Il fatto è che Cina ed India, che contano miliardi di abitanti, sono ben diretti verso il raggiungimento del nostro tenore di vita e sono ancora ben lungi dall'esserci arrivati. Dal momento che siamo ancora all'inizio dello sviluppo delle energie rinnovabili e dell'efficenza energetica, il consumo di petrolio non diminuirà.

Peraltro, i giacimenti più facilmente raggiungibili sono già sfruttati al massimo, quando non addirittura esauriti. Restano da utilizzare giacimenti il cui costo di sfruttamento sarà sempre più alto. Questi giacimenti saranno interessanti ad un elevato prezzo del petrolio ma diventerebbero antieconomici se il prezzo dovesse scendere.

E' facile prevedere che, vista la richiesta crescente di energia sul mercato mondiale, ogni annuncio di aumento di capacià estrattiva abbia effetto temporaneo e che il prezzo del petrolio continuerà ad aumentare ancora per alcuni decenni.

Panorama del 17/07/08, esce con una copertina composta come segue:
immgine di sfondo: mostruose cavallette d'acciaio divorano banconote
Ecco chi divora i nostri soldi
SPECULATORI ALL'ATTACCO
L'anticipazione recita:
Shock petrolifero.
Crisi alimentare.
Ritorno dell'inflazione.
E, dietro, i nuovi predatori della finanza che muovono miliardi di dollari.
Chi sono, come lavorano
e chi può fermarli.
TREMONTI: IO HO UN PIANO
Pazzesco!

Ora, a parte l'effetto un po' ridicolo dell'occhiello riguardo il piano di Tremonti, non sembra una vera e propria caccia all'untore?

Non che gli specuatori siano siano dei santarellini, ma il loro mestiere è quello di anticipare i trend di mercato acquistando adesso il prodotto di domani, in modo da poterlo poi rivendere con un guadagno. Dunque il loro contributo si ferma all'anticipare un eventuale aumento, non a provocarlo.

Certo, la caccia al capro espiatorio è liberatoria, ma non contribuisce punto alla soluzione dei problemi.

Cosa ci vorrà per capire che siamo di fronte ad un cambiamento epocale e che prima cominceremo ad affrontarlo e meglio sarà?

Per approfondire:
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lunedì, agosto 11, 2008

Geogia, Ossezia e Russia

Ho guardato diversi TG e letto una decina di articoli sui maggiori quotidiani, in questi giorni, cercando di capire qualcosa dei fatti dell'Ossezia.

Capirci qualcosa non è facile, troppo facile aspettarsi che si tratti semplicemente di una zampata dell'orso russo.

Provo a dare un piccolo contributo mettendo in fila gli eventi:
  1. L'Ossezia del Sud, una piccolissima regione della Georgia, da venti anni chiede l'indipendenza dalla Georgia per potersi riunificare con l'Ossezia del Nord, parte della Federazione Russa
  2. Con la rivoluzione delle rose la Georgia si libera del governo filo-russo di Shevarnadze (ex ministro degli esteri del governo URSS di Gorbaciov e vince democraticamente le elezioni Mikheil Saakashvili che si dichiara apertamente filo-americano e chiede l'ingresso della Georgia nella Nato
  3. Ma la Nato non accetta stati che non abbiano risolto i propri problemi territoriali e la Georgia ha alcuni territori (Ossezia e Abkazia) che sono sotto la tutela dell'Onu
  4. La tutela dell'Onu consiste in una forza di caschi blu composti da militari Russi, Osseti e Georgiani
  5. L'8 agosto 2008, giorno di inizio delle olimpiadi di Pechino, forse contando su di un mondo un po' distratto, la Georgia lancia un attacco in grande stile alla piccola regione indipendentista.
  6. L'attacco si configura subito come un tentativo di pulizia etnica con militari che giustiziano a freddo civili e lanciano granate nelle cantine dove sono rifugiate intere famiglie con vecchi e bambini
  7. Una decina di caschi blu russi vengono uccisi durante l'offensiva, e l'esercito russo reagisce con violenza, bombardano le postazioni strategiche (aeroporti militari e comandi) della Georgia (la cui capitale è Tbilisi).
  8. La televisione italiana, non si sa se per errore o ignoranza mostra immagini di guerra (esplosioni, carri armati, cecchini) in Ossezia mentre parla dei bombardamenti russi su Tbilisi.
  9. Oggi 12 agosto 2008, l'accordo grazie anche alla mediazione di Nicolas Sarkozy, presidente francese e presidente di turno dell'Unione Europea.
(ANSA) - ROMA, 11 AGO - Il presidente della Georgia Mikhail Saakashvili ha detto di aver firmato il piano dell'Ue per porre fine la conflitto in Ossezia del sud. Occorre fermare la Russia 'che non vuole l'Ossezia, ma tutta la Georgia e la sua rotta energetica', ha aggiunto. Mosca ha ribadito che la pace e' possibile solo con il ritiro delle truppe georgiane dall'Ossezia del sud e con un accordo sulla rinuncia all'uso della forza. Il presidente francese Nicolas Sarkozy sara' domani a Tbilisi, ha detto Saakashvili.
Ho trovato qualche informazione illuminante in un articolo firmato da Giulietto Chiesa.
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Hiroshima, è arrivato il silenzio

Tokyo - 8 Agosto - Radio Tokyo informa che la bomba atomica ha letteralmente polverizzato tutti gli esseri viventi che si trovavano a Hiroshima. I morti e i feriti sono assolutamente irriconoscibili e le autorità non sono in grado di fornire dati circa il numero approssimativo delle vittime. La città è un immenso cumulo di rovine
(Prima pagina del Corriere Lombardo, dell'8 agosto 1945).
Era una certezza. Tutti gli anni, da che io ricordi, il 5 agosto incominciavano le commemorazioni della bomba di Hiroshima ed il 6 non vi era un telegiornale che non riportasse le commemorazioni nei titoli di copertina.

Era così certo che utilizzavo le commemorazioni come promemoria del compleanno di mia madre (nata il 6 agosto di una altro anno) e della sua sorella gemella.
Quest'anno, niente.

Qualche approfondimento notturno, qualche documentario su History Channel, come se si trattasse delle guerre puniche, e poco di più. Ma neanche una parola al telegiornale delle 20.00 o a quello delle 20.30.

Come se non fossimo tutt'ora nel mirino di centinaia di megatoni, ben più di quanto sia necessario per cambiare irreversibilmente la faccia della Terra, sparsi in centinaia di siti missilistici di cui non conosciamo neppure l'esatto numero e collocazione.

Non è l'esercizio della memoria per la memoria. Non è la memoria della, ormai estinta, guerra fredda. E' la coscienza di cosa significhi l'apocalisse nucleare.
Prima che a qualche genio si ricordi che tenere inutilizzata tutta quella potenza di fuoco è uno spreco, con tutti i nemici che che ci sono in giro.

Per approfondire:
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martedì, agosto 05, 2008

In coda

Alle 21 circa parto da Riva del Garda alla volta di Segrate . Percorro la Gardesana in direzione Salò, verso Brescia. Ho percorso questa strada circa due volte al mese, negli ultimi 12 anni. La conosco bene, come le stanze della casa al lago.
Buone notizie, l'aria condizionata funziona, nonostante ultimamente facesse le bizze. E' una notte afosa.


Strano, due giorni di sole senza l'Ora nella Busa (la conca che accoglie Riva del Garda, Torbole sul Garda ed Arco di Trento), sembra impossibile, non è mai successo da che io ricordi, cioè da quando 35 anni fa arrivai dalla Svizzera. Se questi sono i cambiamenti climatici, allora è veramente un disastro.

La macchina conosce ogni anfratto della tortuosa strada, ogni ruga dell'asfalto. I 136 cavalli vapore della cicciona di lamiera ruggiscono e scalpitano.
La Gardesana occidentale mi ha sempre divertito. Molti tratti sono extraurbani senza limite, dunque implicitamente consentono di viaggiare fino a 90Km/h, che per una strada così sono un bell'andare. Fischio di pneumatici e marce basse per controllare le curve.
Non mi piace eccedere con la velocità così mantengo un andamento allegro ma prudente.

Una macchina dietro mi sta troppo vicino. Non vedo i fari. Quando non vedo i fari nello specchietto retrovisore significa che la macchina che segue non finge nemmeno di rispettare le distanze di sicurezza.
Entro in curva, non freno neanche, caccio dentro una terza e accarezzo l'acceleratore in uscita verso il rettilineo.

Si è spaventato ed è rimasto indietro. 1, 2, 3, 4 ed è di nuovo attaccato al mio fondoschiena, al paraurti.
Lo ignoro per i successivi 15 minuti e guido particolarmente tranquillo. Misteriosamente rimane lì, senza neanche iniziare un sorpasso.
Intravedo luci rosse un paio di gallerie avanti. Un ruggito ed eccolo sorpassarmi. A forza di corricchiare abbiamo raggiunto una coda di macchine che procede a flemmatici 50 all'ora. Mai sorpasso si è dimostrato così inutile.
Lo sconosciuto ha una Ford -strano, avrei scommesso per una BMW- e si appiccica all'ultima macchina della fila, proprio davanti a me.
Mi impressiona vederlo procedere così intimamente legato al fondoschiena di chi lo precede, sembrano certe farfalline nere e bianche che capita di incontrare nei boschi in primavera, svolazzanti allegramente accoppiati, copulando e volando, volando e copulando.

Ma la Gardesana è una strada che non lascia scampo, a destra c'è la massicciata della montagna ed a sinistra il lago. Nessuna via di fuga, nessuna strada alternativa.

Con i nostri tranqueilli 50Km/h arriviamo a Gargnano. Fermi! Coda. Prima, seconda, prima. Motore spento. Prima, seconda, freno.
Me lo immagino livido a stringere il volante mentre il fegato si ingrossa e le vene del collo pulsano. Fermo.

Sono attirato da un bel baretto. Sembra una rotonda della spiaggia, ha diversi tavolini verso la strada ed un'aria rilassata. Quattro vecchi chiacchierano e bevono birra. Hanno un'aria familiare, come una pubblicità della Moretti. Mi fermo.

Scendo dalla macchina, mi stiracchio e, una volta ripreso controllo del mio corpo, mi avvio verso la costruzione fiocamente illuminata.

Bambini giocano a calciobalilla con le mamme. Una mammina dai capelli neri porta un abituccio con interessanti trasparenze all'altezza dei glutei.
Ordino una acqua tonica e mi seggo a guardare il serpente d'acciaio e gomma, affannato. Sorseggio la bevanda e scrivo queste note. Prima o poi, penso, le automobili torneranno a scorrere.

Qualcuno guarda la tv che si protende verso il basso da qualche misterioso vano nel tettuccio. Pochi spengono il motore quando sono fermi.

Quante macchine potenti, in coda.

Approfondimenti:
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lunedì, agosto 04, 2008

Aleksandr Solzenicyn

Questa notte è morto Aleksandr Isaevic Solženicyn.

Accidenti. Ho letto Arcipelago Gulag tanti anni fa, e adesso no lo trovo, mi sa che l'ho lasciato a casa dei miei genitori. Beh, forse era di mio padre. A ben pensarci anche Una giornata di Ivan Denisovich era di mio padre, inutile cercarlo in libreria. Grrr.
Mi ricordo un piccolo episodio e provo a narrarlo a memoria, non esitate a correggermi dove sbaglio e siate clementi dove sono impreciso.

Il parlamento Ucraino c'era ancora, ma funzionava in modo strano. La polizia politica era stata incaricata di scremare il latte mano a mano che la panna veniva a galla. Più esplicitamente, la richiesta era di mandare in Siberia almeno qualche persona importante ogni settimana.

La polizia, per non fare torto a nessuno, aveva adottato il seguente sistema per selezionare i viaggiatori: presiedeva a tutte le sessioni del parlamento e, al termine della rituale lettura del messaggio di Stalin, osservava attentamente il primo che smetteva di applaudire o, se i numeri erano insufficienti per placare la fame del sistema, chi applaudiva con meno trasporto o in maniera meno convincente. La notte stessa, avrebbero bussato alle porte degli antirivoluzionari e li avrebbero inseriti nel programma di riabilitazione.

Insomma, dopo la lettura del messaggio del grande leader, i poveri delegati applaudivano per decine di minuti, fino all'esaurimento. E non erano rari i casi di anziani rappresentanti del popolo che stamazzavano al suolo svenuti e privi di forze dopo un interminabile applauso.

Così andavano le cose ai tempi dei Gulag.
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sabato, agosto 02, 2008

Economia e felicità, prima puntata

E' da un po' che mi domando quale sia il ruolo tra economia e felicità.
Tutte le persone ambiscono alla felicità, e poi parlano e si comportano come se PIL e felicità fossero sinonimi.
Dopo aver partecipato nel 2000, nel mio piccolo, alla bolla delle dot-com lavorando per una di queste; ho iniziato ad essere attratto dai fatti dell'economia, dall'andamento di borsa e da tutta quella cronaca minuta che appare sulle pagine di economia dei giornali.
Ho letto ed ho ascoltato fino ad impararne un po' il gergo pur ritenendolo spesso inutilmente complicato.
Alla fine, sono arrivato a riconoscere l'odore della prosopopea e della ideologia che permea la maggior parte degli articoli che compaiono sui, sempre autorevoli, giornali economici.
Così, una sera a cena, mi sono trovato stupito del semplice e chiaro eloquio di un professore universitario di economia.
Luca Stanca è una persona gentile e paziente che cerca di fare della buona scienza studiando i (spesso pochi) fatti oggettivi che determinano il comportamento delle donne e degli uomini di fronte alle scelte economiche.
Come ogni persona di scienza che si rispetti, Luca attende sempre alcuni secondi prima di rispondere ad una domanda, non usa espressioni roboanti, pone particolare attenzione a non fare affermazioni errate e non risponde se non sa (praticamente l'esatto opposto dei migliori politici).
Dopo averlo torturato per un po' sono riuscito a strappargli la promessa di farsi intervistare su temi che mi sono cari.
Questa è la prima piccola intervista di quello che, spero, diventi un vizio seriale di questo blog.

Che lavoro fai?
Docente universitario.
Cosa è l'economia?
Lo studio delle scelte dei singoli agenti economici (microeconomia) e dell'andamento dei sistemi economici a livello aggregato (macroeconomia).
L'economia ha a che vedere con la felicità?
Sì, per almeno due motivi. Primo, perché le condizioni economiche sono fattori importanti per la felicità di una persona. Secondo, e forse più importante, perché le scelte economiche hanno conseguenze per altre sfere dalla vita delle persone, che a loro volta hanno un ruolo importante per la felicità.
Cosa è il «Paradosso della felicità» di Easterlin?
In breve, il fatto che nel corso del tempo, sia a livello individuale che a livello aggregato, all'aumentare del livello del reddito non corrisponda un aumento della felicità autodichiarata.
Luca Stanca
Department of Economics
University of Milan Bicocca
http://dipeco.economia.unimib.it/persone/stanca

Altri post di economia su questo blog:
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Mi sento fortunato