giovedì, maggio 26, 2011

VOTA Aristide!

Il cane del mio vicino è vecchio, zoppo, cieco ed incontinente.

Non è certo un leader, non domina e non sfotte gli avversari, và accompagnato per pochi metri e mi trattengo dal sorridere quando trova la strada sbattendo, pian pianino, a destra ed a manca.
Eppure, sono sicuro che sarebbe un presidente del consiglio migliore dell'attuale. Sarebbe, e per un cane è sicuramente una gran cosa, più umano, più corretto ed, in fondo, di migliore esempio per i suoi seguaci.

Sarebbe, sicuramente, capace di scegliere collaboratori migliori, in grado di portare onore all'Italia quando si muovono sullo scacchiere internazionale della politica o dell'economia.
Sono certo che scegliendo a caso, tra 60 milioni di italiani, ci vorrebbero decenni per riuscire a pescare tanti tangentari e servi e lacché e ladri e bugiardi come quelli che circondano adesso il nostro amatissimo leader.

I pochi collaboratori capaci sono umiliati, in fondo contano meno delle fanciulle da festino privato, e, visto che il lavoro ben fatto è l'ultima delle priorità, sono stati accantonati come bambole di pezza.

Aristide, il cane, non direbbe tante bugie -in fondo non parla- e se non ci darebbe esempi di buon governo, non ce ne darebbe neanche di malgoverno, non si scriverebbe leggi ad-personam e, scegliendo parole a caso da un dizionario, scriverebbe una riforma della giustizia migliore di quella pensata solo per le necessità personali di chi ora governa e possiede così tanta parte dell'Italia.

Non possedendo televisioni, né giornali, né disponendo di una schiera di liberi giornalisti a libro paga, si sottoporrebbe onestamente al controllo dei suoi elettori senza truccare le carte e senza accusare di qualunque meschinità -perlopiù inventate o quantomeno gonfiate- chi, semplicemente, cerca di far emergere un po' di realtà in mezzo alle panzane inventate per sostenere l'insostenibile.

VOTA Aristide!

P.S. Questo è un articolo fazioso, se ritente che vi offenda non consideratelo e votate felici.
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domenica, aprile 24, 2011

lunedì, marzo 21, 2011

Patria e Nazione


Il 17 marzo, in occasione del 150° dell'unità d'Italia, ho sentito  Emilio Gentile* fare la seguente distinzione al tg della colazione:

Patriota
Ambisce ad una nazione libera e indipendente
tra nazioni libere ed indipendenti.
    
Nazionalista
Ambisce ad una nazione libera ed indipendente,
tra nazioni assoggettate alla sua.
    
Inoltre, è bene ricordare come l'estremo nazionalismo sia, assieme ad altre condizioni, precursore del fascismo.

(*) da Wikipedia:
Emilio Gentile. Conosciuto in campo internazionale, è stato insignito di diversi premi fra cui il Premio Hans Sigrist attribuitogli dall'università di Berna nel 2003 per i suoi studi sulle religioni della politica. Molti dei suoi libri sono stati tradotti in diverse lingue.
Docente di storia contemporanea all'Università La Sapienza di Roma, collabora a giornali e riviste. Ha insegnato in Australia, Francia e Stati Uniti.

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venerdì, marzo 04, 2011

Il potere del denaro


Questa vecchia vignetta di Dilbert (tratta da Il principio di Dilbert, 1997) sembra particolarmente adatta a questi nostri anni in Italia.

Vi ricorda qualcuno?
E' giusto che sia così ed è, come pensano molti, inevitabile?
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lunedì, gennaio 31, 2011

Lasciateci lavorare


Ho trovato una definizione ben scritta (beh, delle dimensioni un pamphlet, ad essere sincero) nella Treccani On Line del PLEBISCITARISMO:

Weber scrive sia in riferimento agli avvenimenti storici della Germania - anche al fine di influenzarli - sia in sede di elaborazione della sua teoria sociologica complessiva.
(secondo Weber) Dal punto di vista programmatico, la democrazia plebiscitaria, caratterizzata dall'elezione popolare diretta del Reichspräsident, dovrebbe rappresentare la risposta politica alla grave crisi della Germania, dopo la sconfitta subita nella prima guerra mondiale. Secondo Weber, soltanto un leader che abbia ottenuto un ampio consenso popolare sarebbe in grado di tenere insieme il paese e, al tempo stesso, di introdurre le riforme necessarie al nuovo ruolo che attende lo Stato tedesco: la Germania deve infatti prendere consapevolezza di non possedere più le risorse necessarie per condurre la politica di una grande potenza. Per il bene della Germania, il leader plebiscitario deve poter governare, finché è in carica, senza essere intralciato, salvo sottoporsi, a fine mandato, a nuove elezioni, attraverso le quali il suo operato possa venire sottoposto al controllo popolare.
(...)
L'elezione diretta del presidente può non produrre carisma e non accompagnarvisi, ma determina pur sempre una situazione nella quale emerge "il dittatore del campo di battaglia elettorale". Essa, inoltre, può produrre intensi rapporti emotivi, creando legami di fiducia tra gli elettori e l'eletto e offrendo a quest'ultimo opportunità di guida tali da non poter essere ingabbiate né dalla burocrazia o dal sistema economico, né dai partiti o dai gruppi di interesse, né dallo stesso parlamento.
(...)
La democrazia plebiscitaria si contrappone nettamente al potere dei partiti e al potere delle corporazioni. Entrambi sono rappresentati in parlamento da funzionari "meschini e mediocri" che perseguono i propri interessi personali o quelli delle loro organizzazioni e che non sono "personalità selezionate nel corso della lotta politica" (v. Weber, 1918; tr. it., p. 164), ma uomini premiati per la loro subordinazione alle rispettive organizzazioni.

etc ... ma sappiamo già come è finita, dato che Max Weber scriveva di questi argomenti in Germania tra il 1919 ed il 1933.

Non voglio dire che il "lasciatemi lavorare" debba per forza scivolare verso feroci dittature, ma indubbiamente si tratta di una forma di democrazia incompleta e malata che indebolisce la forma liberale dello stato democratico basato sulla separazione dei poteri.
Chi è eletto deve agire correndo in un preciso steccato di regole e l'elezione non è lavacro di dei reati commessi al di fuori dell'esercizio del potere rappresentativo.
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domenica, gennaio 23, 2011

Nati negli anni 70

Ieri mi hanno spedito una di quelle mail così azzeccate da essere anni che girano per il cyberspazio sopravvivendo ai cambiamenti tecnologici ed alle mode.


Nati negli anni 70

Ai nati prima del 1970 e anche qualche anno dopo ...
A tutti voi che come me siete sopravvissuti alla vostra infanzia ... dopo tutto, non siamo mica venuti su così male.

Tu che sei nato/a prima del 1970:

A ben pensarci, è difficile credere che siamo vissuti fino ad oggi! Da bambini, andavamo in macchina (quelli che avevano la fortuna di averla) senza cinture di sicurezza e senza air bag. E viaggiare nel cassone posteriore di una pickup, in un pomeriggio torrido, era un regalo speciale.
I flaconi dei medicinali non avevano delle chiusure particolari.
Bevevamo l'acqua dalla canna del giardino, non da una bottiglia. Che orrore!
Andavamo in bicicletta e sciavamo senza usare un casco.
Passavamo dei pomeriggi a costruirci i nostri "carri giocattolo". Ci lanciavamo dalle discese e dimenticavamo di non avere i freni fino a quando non ci sfracellavamo contro un albero o un marciapiede. E dopo numerosi incidenti, imparavamo a risolvere il problema.... noi da soli!
Uscivamo da casa al mattino e giocavamo tutto il giorno; i nostri genitori non sapevano esattamente dove fossimo, nonostante ciò sapevano che non eravamo in pericolo.
Non esistevano i cellulari. Incredibile!
Ci procuravamo delle abrasioni, ci rompevamo le ossa o i denti... e non c'erano mai denunce, erano soltanto incidenti: nessuno ne aveva la colpa. Ti ricordi degli incidenti?
Avevamo delle liti, a volte dei lividi. E anche se ci facevano male e a volte piangevamo, passavano presto; la maggior parte delle volte senza che i nostri genitori lo sapessero mai.
Mangiavamo dei dolci, del pane con moltissimo burro e bevande piene di zucchero... ma nessuno di noi era obeso.
Ci dividevamo una Fanta con altri 4 amici, dalla stessa bottiglia, e nessuno mai morì a causa dei germi.
Non avevamo la Playstation, ne' Nintendo, ne' videogiochi.
Ne' la TV via cavo, ne' videocassette, ne' PC, ne' Internet; avevamo semplicemente degli amici. Uscivamo da casa e li trovavamo. Andavamo, in bici o a piedi, a casa loro, suonavamo al campanello o entravamo parlavamo con loro.
Figurati: senza chiedere il permesso! Da soli! Nel mondo freddo e crudele!
Senza controllo! Come siamo sopravvissuti?!
Ci inventavamo dei giochi con dei bastoni e dei sassi. Giocavamo con dei vermi e altri animaletti in mano o in tasca e, malgrado le avvertenze dei genitori, nessuno tolse un occhio ad un altro con un ramo e i nostri stomaci non si riempirono di vermi.
Alcuni studenti non erano intelligenti come gli altri e dovevano rifare la seconda elementare. Che orrore! Non si cambiavano i voti, per nessun motivo.
I peggiori problemi a scuola erano i ritardi o se qualcuno masticava una cicca in classe.
Le nostre iniziative erano nostre. E le conseguenze, pure. Nessuno si nascondeva dietro a un altro. L'idea che i nostri genitori ci avrebbero difeso se trasgredivamo ad una legge non ci sfiorava; loro erano sempre dalla parte della legge.
Se Ti comportavi male i tuoi genitori ti mettevano in castigo e nessuno li metteva in galera per questo.
Sapevamo che quando i genitori dicevano "NO", significava proprio NO.
I giocatoli nuovi li ricevevamo per il compleanno e a Natale, non ogni volta che si andava al supermercato. I nostri genitori ci facevano dei regali con amore, non per sensi di colpa.
E le nostre vite non sono state rovinate perché non ci diedero tutto ciò che volevamo.
Questa generazione ha prodotto molti inventori, amanti del rischio e ottimi risolutori di problemi.
Negli ultimi 50 anni c'è stata un'esplosione di innovazioni e nuove idee.
Avevamo libertà, insuccessi, successi e responsabilità, e abbiamo imparato a gestirli.
Tu sei uno di loro. Complimenti!

... e tuo figlio?

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giovedì, gennaio 20, 2011

2011 dei numeri primi


2011 è la somma di 11 numeri primi consecutivi:
 157 +
 163 +
 167 +
 173 +
 179 +
 181 +
 191 +
 193 +
 197 +
 199 +
 211 =
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2011


Chissà che qualcuno riesca a leggerci qualche significato simbolico.

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Mi sento fortunato