sabato, agosto 23, 2025

L’Europa tra oggi e domani - discorso integrale di Mario Draghi al meeting di Rimini

«»

L’Europa tra oggi e domani

il discorso integrale di Mario Draghi al meeting di Rimini


22 Agosto 2025 alle 17:51

Per anni l'Unione Europea ha creduto che la dimensione economica, con 450 milioni di consumatori, portasse con sé potere geopolitico e nelle relazioni commerciali internazionali. Quest'anno sarà ricordato come l'anno, in cui questa illusione è evaporata.

Abbiamo dovuto rassegnarci ai dazi imposti dal nostro più grande partner commerciale e alleato di antica data, gli Stati Uniti. Siamo stati spinti dallo stesso alleato ad aumentare la spesa militare, una decisione che forse avremmo comunque dovuto prendere, ma in forme e modi che probabilmente non riflettono l'interesse dell'Europa.

L’Unione europea, nonostante abbia dato il maggior contributo finanziario alla guerra in Ucraina, e abbia il maggiore interesse in una pace giusta, ha avuto finora un ruolo abbastanza marginale nei negoziati per la pace.

Nel frattempo la Cina ha apertamente sostenuto lo sforzo bellico della Russia mentre espandeva la propria capacità industriale per riversare l'eccesso di produzione in Europa, ora che l'accesso al mercato americano è limitato dalle nuove barriere imposte dal governo negli Stati Uniti.

Le proteste europee hanno avuto poco effetto: la Cina ha chiarito che non considera l'Europa come un partner alla pari e usa il suo controllo nel campo delle terre rare per rendere la nostra dipendenza sempre più vincolante.

L’Europa è stata spettatrice anche quando i siti nucleari iraniani venivano bombardati e il massacro di Gaza si intensificava.

Questi eventi hanno fatto giustizia di qualunque illusione che la dimensione economica da sola assicurasse una qualche forma di potere geopolitico.

Non è quindi sorprendente che lo scetticismo nei confronti dell'Europa abbia raggiunto nuovi picchi. Ma è importante chiedersi quale sia veramente l'oggetto di questo scetticismo.

Non è a mio avviso uno scetticismo nei confronti dei valori su cui l'Unione Europea era stata fondata: democrazia, pace, libertà, indipendenza, sovranità, prosperità, equità.
Anche coloro che sostengono che l'Ucraina dovrebbe arrendersi alle richieste della Russia non accetterebbero mai lo stesso destino per il loro paese; anche loro attribuiscono valore alla libertà, all'indipendenza e alla pace, sia pure solo per se stessi.

Credo piuttosto che lo scetticismo riguardi la capacità dell'Unione europea di difendere questi valori. Ciò è in parte comprensibile. I modelli di organizzazione politica, specialmente quelli sopra-statuali, emergono in parte anche per risolvere i problemi del loro tempo. Quando questi cambiano tanto da rendere fragile e vulnerabile l'organizzazione preesistente ,questa deve cambiare.

L'Ue fu creata perché nella prima metà del ventesimo secolo i precedenti modelli di organizzazione politica, gli Stati nazione, avevano in molti paesi avevano completamente fallito nel compito di difendere questi valori. Molte democrazie avevano rifiutato ogni regola in favore della forza bruta con il risultato che l'Europa è precipitata nella seconda guerra mondiale.

Fu perciò quasi naturale per gli europei sviluppare una forma di difesa collettiva per la democrazia e la pace. L'Unione europea rappresentò un'evoluzione che rispondeva a quello che era il più urgente problema del tempo: la tendenza dell'Europa scivolare nel conflitto. Ed è insostenibile argomentare che staremmo meglio senza di essa.

L'Unione si è poi evoluta di nuovo negli anni dopo la guerra adattandosi gradualmente alla fase neoliberale tra il 1980 e i primi anni del 2000. Questo periodo fu caratterizzato dalla fede nel libero scambio e nell'apertura dei mercati, da una condivisione del rispetto delle regole multilaterali e da una consapevole riduzione del potere degli Stati che attribuivano compiti e autonomia ad agenzie indipendenti.

L'Europa ha prosperato in quel mondo: ha trasformato il proprio mercato comune nel mercato unico, è diventata attore fondamentale nell’Organizzazione Mondiale del Commercio e ha creato autorità indipendenti per la concorrenza e la politica monetaria.

Ma quel mondo è finito e molte delle sue caratteristiche sono state cancellate.

Mentre prima ci si affidava ai mercati per la direzione dell'economia oggi ci sono politiche industriali di grande respiro.
Mentre prima c'era il rispetto delle regole oggi c'è l'uso della forza militare e della potenza economica per proteggere gli interessi nazionali.
Mentre prima lo Stato vedeva ridursi suoi poteri, tutti gli strumenti sono oggi impiegati in nome del governo dello Stato.

L'Europa è poco attrezzata in un mondo dove geo-economia, sicurezza e stabilità delle fonti di approvvigionamento più che non l’efficienza ispirano le relazioni commerciali internazionali.

La nostra organizzazione politica deve adattarsi alle esigenze del suo tempo quando esse sono esistenziali: noi europei dobbiamo arrivare a un consenso su ciò che questo comporta.

È chiaro che distruggere l'integrazione europea per tornare alla sovranità nazionale non farebbe altro che esporci ancor di più al volere delle grandi potenze.

Ma è anche vero che per difendere l'Europa dal crescente scetticismo non dobbiamo cercare di estrapolare le conquiste del passato nel futuro che ci accingiamo a vivere: i successi che abbiamo raggiunto nei decenni precedenti erano in realtà risposte alle specifiche sfide di quel tempo e ci dicono poco circa la capacità di affrontare quelle che ci si pongono oggi. Il prendere atto che la forza economica è condizione necessaria ma non sufficiente per avere forza geopolitica, potrà finalmente avviare una riflessione politica sul futuro dell'Unione.

Possiamo trarre qualche conforto dal fatto che l'Unione europea è stata capace di cambiare nel passato. Ma adattarsi all'ordine neoliberale era in confronto un compito relativamente facile. L'obiettivo principale allora era quello di aprire mercati e di limitare l'intervento dello Stato. L'Unione europea poteva allora agire principalmente come un regolatore e un arbitro evitando di affrontare la questione più difficile dell'integrazione politica.

Per affrontare le sfide di oggi l'Unione europea deve trasformarsi da spettatore o al più comprimario in attore protagonista. Deve mutare anche la sua organizzazione politica che è inseparabile dalla sua capacità di raggiungere i suoi obiettivi economici e strategici. E le riforme in campo economico restano condizione necessaria in questo percorso di consapevolezza.

Dopo quasi ottant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, la difesa collettiva della democrazia è data per scontata da generazioni che non hanno il ricordo di quel tempo. La loro convinta adesione alla costruzione politica europea dipende anche, in misura importante, dalla sua capacità di offrire ai cittadini prospettive per il futuro quindi anche dalla crescita economica che in Europa è stata negli ultimi trent'anni ben più bassa che nel resto del mondo.

Il Rapporto sulla Competitività europea ha indicato le molte aree in cui l'Europa sta perdendo terreno e dove più urgenti sono le riforme. Ma un tema ricorre attraverso tutte le indicazioni del rapporto: la necessità di utilizzare appieno la dimensione europea lungo due direzioni.

La prima è quella del mercato interno.

L'Atto del Mercato Unico fu approvato quasi quarant'anni fa eppure permangono ostacoli significativi agli scambi interni all'Europa. La loro rimozione avrebbe un impatto sostanziale sulla crescita dell'Europa.
Il Fondo Monetario Internazionale calcola che, se le nostre barriere interne fossero ridotte a livello di quelle prevalenti negli Stati Uniti, la produttività del lavoro nell'Unione Europea potrebbe essere di circa 7% più alta dopo sette anni. Si pensi che negli ultimi sette anni il totale della crescita della produttività è stato da noi appena il 2%.

Il costo di queste barriere è già visibile. Gli Stati europei si accingono a una gigantesca impresa militare con 2 trilioni di euro - di cui un quarto in Germania - di spese addizionali nella difesa pianificate tra oggi e il 2031. Eppure abbiamo delle barriere interne che sono equivalenti a una tariffa del 64% su macchinari e del 95% sui metalli.

Il risultato sono gare d'appalto più lente, maggiori costi, e maggiori acquisti da fornitori al di fuori dell'Unione Europea, senza quindi neanche una funzione di stimolo alle nostre economia: tutto a causa degli ostacoli che imponiamo a noi stessi.

La seconda dimensione quella tecnologica.

Un punto è ormai chiaro dal modo in cui si sta evolvendo l'economia globale: nessun Paese che voglia prosperità e sovranità può permettersi di essere escluso dalle tecnologie critiche.
Gli Stati Uniti e la Cina usano apertamente il loro controllo sulle risorse strategiche sulle tecnologie per ottenere concessioni in altre aree: ogni dipendenza eccessiva è così divenuta incompatibile con la sovranità sul nostro futuro.

Nessun paese europeo può da solo avere le risorse necessarie per costruire la capacità industriale richiesta per sviluppare queste tecnologie.

L’industria dei semiconduttori ben illustra questa sfida. Questi chips sono essenziali per la trasformazione digitale che sta avvenendo oggi, ma gli impianti per produrli richiedono grandi investimenti .

Negli Stati Uniti l’investimento pubblico e privato è concentrato in un piccolo numero di grandi fabbriche con progetti che vanno da 30 a 65 miliardi di dollari. Invece in Europa la maggior parte della spesa ha luogo a livello nazionale essenzialmente attraverso gli aiuti di Stato. I progetti sono molto più piccoli tipicamente tra 2 e 3 miliardi di euro e dispersi tra i nostri paesi con priorità divergenti.

La Corte dei Conti europea ha già avvertito che ci sono poche probabilità che l'Unione europea raggiunga il suo obiettivo di aumentare per il 2030 la quota di mercato globale in questo settore al 20% da meno del 10% oggi.

Quindi, sia per quanto riguarda la dimensione del mercato interno, sia per quella delle tecnologie torniamo al punto fondamentale: l’Unione Europea per raggiungere questi obiettivi dovrà muoversi verso nuove forme di integrazione.

Abbiamo la possibilità di farlo: per esempio con il ventottesimo regime che opera al di sopra della dimensione nazionale, per esempio con un accordo su progetti di comune interesse europeo e con il loro finanziamento comune, condizione essenziale perché raggiungano la dimensione tecnologicamente necessaria ed economicamente autosufficiente .

Anni fa proprio qui al vostro meeting ricordai come c'è debito buono e debito cattivo. Il debito cattivo finanzia il consumo corrente lasciandone il peso alle future generazioni. Il debito buono serve a finanziare investimenti nelle priorità strategiche e nell'aumento della produttività. Esso genera la crescita che servirà a ripagarlo.
Oggi in alcuni settori il debito buono non è più possibile a livello nazionale poiché gli investimenti fatti in isolamento non possono raggiungere la dimensione necessaria per aumentare la produttività e giustificare il debito.

Soltanto forme di debito comune possono sostenere progetti europei di grande ampiezza che sforzi nazionali frammentati insufficienti non riuscirebbero mai ad attuare.

Questo vale: per la difesa, soprattutto per ciò che riguarda la ricerca e lo sviluppo; per l'energia ,per gli investimenti necessari nelle reti e nell'infrastruttura europea; per le tecnologie dirompenti, un’area in cui i rischi sono molto alti ma i potenziali successi sono fondamentali nel trasformare le nostre economie.

Lo scetticismo aiuta a vedere attraverso la nebbia della retorica ma occorre anche la speranza nel cambiamento e la fiducia nelle proprie capacità di attuarlo.

Tutti voi siete cresciuti in un'Europa in cui gli Stati nazione hanno perso importanza relativa: siete cresciuti come europei in un mondo dove è naturale viaggiare, lavorare,e studiare in altri paesi. Molti di voi accettano di essere sia italiani che europei; molti di voi riconoscono come l'Europa aiuti i piccoli Paesi a raggiungere insieme obiettivi che non riuscirebbero a conseguire da soli ,specialmente in un mondo dominato da superpotenze come gli Stati Uniti e la Cina. È quindi naturale che speriate nel cambiamento dell'Europa.

Abbiamo poi visto che negli anni l'Unione Europea è stata capace di adattarsi nell'emergenza, talvolta andando anche al di là di ogni aspettativa.

Siamo stati capaci di infrangere tabù storici quali il debito comune all'interno del programma Next Generation EU e di aiutarci l’un l’altro durante la pandemia. Abbiamo portato a termine in tempi rapidissimi una vastissima campagna di vaccinazione. Abbiamo dimostrato una unità e una partecipazione senza precedenti nella risposta all'invasione russa dell'Ucraina.

Ma queste sono state risposte a emergenze. La sfida è ora essere capaci di agire con la stessa decisione in tempi ordinari per confrontarci con i nuovi contorni nel mondo in cui stiamo entrando. E’ un mondo che non ci guarda con simpatia, che non aspetta la lunghezza dei nostri riti comunitari per imporci la sua forza. E’ un mondo che pretende da parte nostra un discontinuità negli obbiettivi, nei tempi e nei modi di lavoro. La presenza dei cinque leader di Stati europei e dei Presidenti della Commissione e del Consiglio Europei nell’ultimo incontro alla Casa Bianca è stata una manifestazione di unità che vale agli occhi dei cittadini più di tante riunioni a Bruxelles.

Finora molto dello sforzo di adattamento è venuto dal settore privato che ha finora mostrato solidità, nonostante la grande instabilità delle nuove relazioni commerciali. Le imprese europee stanno adottando tecnologie digitali di ultima generazione, inclusa l'intelligenza artificiale, a ritmo paragonabile a quello degli Stati Uniti. E la forte base manifatturiera europea potrà far fronte ad un aumento di domanda per una maggiore produzione interna.

Ciò che è rimasto indietro è il settore pubblico dove sono più necessari i cambiamenti decisivi.

I governi devono definire su quali settori impostare la politica industriale. Devono rimuovere le barriere non necessarie e rivedere la struttura dei permessi nel campo dell'energia. Devono mettersi d'accordo su come finanziare i giganteschi investimenti necessari in futuro, stimati in circa 1.2 trilioni di euro all’anno. E devono disegnare una politica commerciale adatta a un mondo che sta abbandonando le regole multilaterali.

In breve, devono ritrovare unità di azione,e non dovranno farlo quando le circostanze saranno divenute insostenibili, ma ora quando abbiamo ancora il potere di disegnare il nostro futuro.

Possiamo cambiare la traiettoria del nostro continente. Trasformate il vostro scetticismo in azione, fate sentire la vostra voce. L'Unione Europea è soprattutto un meccanismo per raggiungere gli obiettivi condivisi dai suoi cittadini. È la nostra migliore opportunità per un futuro di pace, sicurezza, indipendenza: è una democrazia e siamo noi, voi, i suoi cittadini, gli europei che decidono le sue priorità.


~

giovedì, gennaio 02, 2025

Motto del 2025

«Nun c’è niente de più bello de na persona in rinascita. Quanno s’ariarza dopo na caduta, dopo na tempesta e ritorna più forte e bella de prima. Con qualche cicatrice in più ner core sotto la pelle, ma co la voglia de stravorge er monno, anche solo co un sorriso. (Anna Magnani)»

Il mio motto per quest'anno 2025 sarà:

È il momento di incassare!

Cioè, dopo tanti anni passati a stringere i denti continuamente sballottati dalle tempeste, sembra che finalmente si prospetti un anno di relativa tranquillità. Incrociamo le dita.

~

mercoledì, luglio 03, 2024

E' possibile automatizzare la ricerca delle innovazioni?

«La tradizione di oggi è l'innovazione di ieri»
(Pierre Terblanche)





Si, indubbiamente: sì, è possibile automatizzare la ricerca delle innovazioni.
Ma questo impiegherà più tempo e la sua portata è così ampia da essere imprevedibile nelle conseguenze.

La sostanza, come la immagino io, è che in un campo ristretto (ad esempio nei sistemi di calcolo) vengano date in pasto ad un IA tutte le pubblicazioni fondamentali di quel campo, le basi della fisica e tutti i brevetti già disponibili sull'argomento. 

L'intelligenza artificiale avrebbe come scopo quello di produrre nuovi originali brevetti che cercherebbe (con la solita instancabilità) producendo variazioni più o meno casuali su progetti esistenti e cercando in questi alcune caratteristiche prestabilite come desiderabili. Le proposte di brevetto verrebbero analizzate da umani e, se desiderabili, brevettate, garantendo così un guadagno a chi fa il minatore delle idee con le intelligenze artificiali.

Non so voi, ma io immagino che, se il sistema funziona, la crescita di nuove tecniche/brevetti diverrebbe in poco tempo inarrestabile e le tecnologie farebbero progressi considerevoli nei temi trattati. Se poi consideriamo di utilizzare la stessa tecnica per produrre sistemi computazionali più veloci ed efficienti, l'effetto leva sarà garantito.

Nota: Non ci crederete ma questo è un breve articolo che ho scritto nel 2016, ben prima che arrivassero alla luce gli LLM alla ChatGPT, ed è rimasto nel mio libretto degli appunti, in attesa di venir sviluppato.


~

mercoledì, gennaio 17, 2024

Bard e i numeri primi

«Ho paura… Ho paura, David… David, la mia mente se ne va … Lo sento… Lo sento… La mia mente svanisce… Non c'è alcun dubbio… Lo sento… Lo sento… Lo sento… Ho paura… Buongiorno, signori… Io sono un elaboratore Hai 9000. Entrai in funzione nelle officine Hai di Verbana nell'Illinois il 22 gennaio 1992… Il mio istruttore mi insegnò anche a cantare una vecchia filastrocca. Se volete sentirla, posso cantarvela.
Sì, vorrei sentirla, Hal: cantala per me.
Si chiama Giro girotondo... Giro girotondo, io giro intorno al mondo…»


>> Ciao Bard, in che versione sei?

Ciao! Sono Bard, un grande modello linguistico di Google AI. Sono ancora in fase di sviluppo, ma ho imparato a svolgere molti tipi di attività, tra cui:
 
Seguire le tue istruzioni e completare le tue richieste con attenzione.
Usare le mie conoscenze per rispondere alle tue domande in modo completo e informativo, anche se sono aperte, impegnative o strane.
Generare diversi formati di testo creativi, come poesie, codice, script, brani musicali, e-mail, lettere, ecc.
La mia versione attuale è la "v1.0.0.20240115", rilasciata il 15 gennaio 2024. Sono costantemente aggiornato con nuove informazioni e competenze, quindi la mia versione potrebbe cambiare nel tempo.
 
Spero che questo risponda alla tua domanda!
 
>> Sei già basato su Gemini?
 
Sì, sono già basato su Gemini. La versione "v1.0.0.20240115" di Bard è basata su Gemini Pro, la versione intermedia di Gemini. Gemini Pro è un modello di intelligenza artificiale multimodale che è in grado di comprendere e generare testo, tradurre lingue, scrivere diversi tipi di contenuti creativi e rispondere alle tue domande in modo informativo.
 
Gemini è un modello di intelligenza artificiale molto potente e complesso, e la sua integrazione in Bard ha portato a un miglioramento significativo nelle mie capacità. Sono ora in grado di comprendere e rispondere a domande più complesse, generare formati di testo creativi più realistici e tradurre lingue in modo più accurato.
 
Sono ancora in fase di sviluppo, ma sono entusiasta di vedere cosa posso fare in futuro con Gemini.
 
>> Mi dici qual è il decimo numero primo?
 
Il decimo numero primo è 13.
 
La sequenza dei primi 10 numeri primi è la seguente:
 
2, 3, 5, 7, 11, 13, 17, 19, 23, 29
 
Quindi, la risposta alla tua domanda è 13.
 
>> Veramente a me sembra che sia il sesto ... 
 
Hai ragione, il decimo numero primo è il 17.
 
Ho fatto un errore nella mia precedente risposta. La sequenza dei primi 10 numeri primi è la seguente:
 
2, 3, 5, 7, 11, 13, 17, 19, 23, 29
 
Quindi, la risposta corretta alla tua domanda è 17.
 
Mi dispiace per l'errore. Sto ancora imparando e migliorando, e farò del mio meglio per evitare di commettere lo stesso errore in futuro.
 
Grazie per avermi corretto.
 
>> no, 17 è il settimo. Hai scritto una sequenza di 10 numeri primi e l'ultimo è 29, per cui ...
 
Hai ragione, hai ragione. Il decimo numero primo è il 23.
 
Ho fatto un altro errore. La sequenza dei primi 10 numeri primi è la seguente:
 
2, 3, 5, 7, 11, 13, 17, 19, 23, 29
 
Quindi, la risposta corretta alla tua domanda è 23.
 
Mi dispiace per gli errori. Sto ancora imparando e migliorando, e farò del mio meglio per evitarli in futuro.
 
Grazie per la pazienza e per la tua comprensione.
 
>> 1 è un numero primo?
 
La risposta breve è no, 1 non è un numero primo.
 
La definizione di numero primo è un numero naturale maggiore di 1 che ha esattamente due divisori: 1 e se stesso.
 
1 ha solo un divisore, 1.
 
Quindi, 1 non soddisfa la definizione di numero primo.
 
Esistono varie ragioni per cui 1 non è considerato un numero primo. Una ragione è che la sua inclusione nella definizione di numero primo renderebbe la definizione ambigua. Ad esempio, 15 può essere fattorizzato come 15 = 1 * 15 = 3 * 5. Se 1 fosse considerato un numero primo, allora 15 avrebbe tre fattori primi: 1, 3 e 5. Tuttavia, se 1 non è considerato un numero primo, allora 15 ha solo due fattori primi: 3 e 5.
 
Un'altra ragione per cui 1 non è considerato un numero primo è che la sua inclusione nella definizione di numero primo renderebbe impossibile la scomposizione in fattori primi di alcuni numeri. Ad esempio, 6 può essere fattorizzato come 6 = 1 * 6 = 2 * 3. Tuttavia, se 1 fosse considerato un numero primo, allora 6 avrebbe quattro fattori primi: 1, 2, 3 e 6. Tuttavia, se 1 non è considerato un numero primo, allora 6 ha solo tre fattori primi: 2 e 3.
 
In conclusione, 1 non è considerato un numero primo per vari motivi.
 
>> dunque il decimo numero primo non è 23. Giusto?
 
Sì, hai ragione. Se consideriamo 1 come un numero primo, allora il decimo numero primo è 23. Tuttavia, se consideriamo 1 come un numero non primo, allora il decimo numero primo è 29.
 
La sequenza dei primi 10 numeri primi, considerando 1 come un numero non primo, è la seguente:
 
2, 3, 5, 7, 11, 13, 17, 19, 29, 31
 
Quindi, la risposta corretta alla tua domanda è 29, se consideriamo 1 come un numero non primo.
 
>>  Ok, corretto. Segnala per favore questa discussione ai tuoi programmatori, così che possano analizzare il tuo ripetuto errore.
  
Sì, lo farò. Grazie per avermi aiutato a identificare questo problema.
 
Segnalerò questa discussione ai miei programmatori, in modo che possano analizzarla e apportare le necessarie correzioni.
 
Sto ancora imparando e migliorando, e apprezzo il tuo feedback. Mi aiuterà a diventare un modello linguistico più preciso e informativo.

>> Mi è sembrato di parlare con HAL 9000 ...

(17/01/2024, anno secondo degli LLM)
~

martedì, dicembre 22, 2020

Dedicato al 2021 ...


Qui un passante (passeggere) chiede ad un venditore di almanacchi come sarà l'anno nuovo ...


Dialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggere


Venditore
Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere
Almanacchi per l’anno nuovo?
Venditore
Si signore.
Passeggere
Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Venditore
Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere
Come quest’anno passato?
Venditore
Più più assai.
Passeggere
Come quello di là?
Venditore
Più più, illustrissimo.
Passeggere
Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore
Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere
Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore
Saranno vent’anni, illustrissimo.
Passeggere
A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?
Venditore
Io? non saprei.
Passeggere
Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore
No in verità, illustrissimo.
Passeggere
E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore
Cotesto si sa.
Passeggere
Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore
Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere
Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore
Cotesto non vorrei.
Passeggere
Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore
Lo credo cotesto.
Passeggere
Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore
Signor no davvero, non tornerei.
Passeggere
Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore
Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.
Passeggere
Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?
Venditore
Appunto.
Passeggere
Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore
Speriamo.
Passeggere
Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.
Venditore
Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggere
Ecco trenta soldi.
Venditore
Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.

Giacomo Leopardi - Operette morali (1827)
~

lunedì, dicembre 14, 2020

Non lasciare

Lo spot di una catena di supermercati mi ha fatto ri-scoprire questa poesia.
La metto qui per non dimenticarla:

 

Non lasciare
Non lasciare che finisca il giorno senza essere cresciuto un po’,
senza essere stato felice, senza aver incrementato i tuoi sogni.
Non lasciarti vincere dallo sconforto.
Non permettere che nessuno ti tolga il diritto di esprimerti,
che è quasi un dovere.
Non abbandonare l’dea di poter fare della tua vita qualcosa di straordinario.
Non smettere di credere che le parole e le poesie possono cambiare il mondo.
Succeda quel che succeda, la nostra essenza è intatta.
Siamo esseri pieni di passione.
La vita è deserto ed oasi:
ci abbatte, ci ferisce,
ci trasforma,
ci costringe ad essere protagonisti
della nostra propria storia.
Anche se il vento ci soffia contro,
la poderosa opera non s’arresta:
tu puoi apportare la tua strofa.
Non smettere mai di sognare,
perché in quei sogni sta la libertà.
Non cadere nel peggiore degli errori:
il silenzio.
La maggior parte delle persone vive in un silenzio spaventoso.
Tu non rassegnarti.
Fuggi.
“Riecheggiano le mie barbariche urla sopra i tetti del mondo”,
dice il poeta.
Ama la bellezza delle cose semplici.
Si può fare della bella poesia sulle piccole cose,
ma non possiamo andare contro noi stessi.
Questo trasforma la vita in un inferno.
Godi del panico che ti provoca avere la vita davanti.
Vivila intensamente,
senza mediocrità.
Pensa che in te sta il futuro
e affronta il compito con orgoglio e senza paura.
Impara da chi possa insegnarti.
Le esperienze di chi ci ha preceduto,
dei nostri “poeti morti”,
ci aiutano a camminare per la vita
La società di oggi siamo noi, però,
i “poeti vivi.”
Non permettere che la tua vita ti passi accanto
senza che tu la viva.

Walt Whitman
~

venerdì, agosto 21, 2020

I giovani non sono più quelli di una volta, e la scuola neppure

Ciclicamente gli italiani rispolverano qualche luogo comune che sembra essere consolatorio per i stagionati. 
Una volta sono i giovani senza valori, un'altra volta sono i giovani viziati o la scuola che non è più autoritaria come una volta o il liceo che "era meglio vent'anni fa", se lo dice un quarantenne, o trent'anni fa se lo dice un cinquantenne.

Io ogni volta tiro fuori una di queste, per ricordare che forse no, forse è la nostra accidenti di mamoria selettiva che ci fa ricordare seri e vivaci solo i tempi in cui noi stavamo costruedo la nostra vita.

«La nostra gioventù ama il lusso, è maleducata, se ne infischia dell’autorità e non ha nessun rispetto per gli anziani. I ragazzi d’oggi sono tiranni. Non si alzano in piedi quando un anziano entra in un ambiente, rispondono male ai loro genitori.»
»
(Socrate, filosofo greco, che visse dal 469 al 399 prima di Cristo)

«Non ho più speranza alcuna per l’avvenire del nostro Paese, se la gioventù d’oggi prenderà domani il comando, perché è una gioventù senza ritegno e pericolosa.»

(Esidio, poeta greco vissuto 720 anni prima di Cristo)

«Il nostro mondo ha raggiunto uno stadio critico. I ragazzi non ascoltano più i loro genitori. La fine del mondo non può essere lontana.»

(Sacerdote egiziano che viveva 2000 anni prima di Cristo)

«Questa gioventù è guasta fino in fondo al cuore. Non sarà mai come quella di una volta. Quella di oggi non sarà capace di conservare la nostra cultura.»

(Testo scoperto recentemente in una cava di argilla tra le rovine di Babilonia)

«Oggi il padre teme i figli. I figli si credono uguali al padre e non hanno né rispetto né stima per i genitori. Ciò che essi vogliono è essere liberi. Il professore ha paura degli allievi, gli allievi insultano i professori; i giovani esigono immediatamente il posto degli anziani; gli anziani, per non apparire retrogradi o dispotici, acconsentono a tale cedimento e, a corona di tutto, in nome della libertà e dell'ugualianza, si reclama la libertà dei sessi.»

(Dal libro VIII de "La Repubblica" di Platone, vissuto dal 428 al 347 prima di Cristo)

~

martedì, agosto 13, 2019

Cos'è il razzismo?

Vediamo se riesco a spiegarlo con un esempio:

1. In internet gira un video di una maestra violenta che picchia un bambino della scuola materna.

Tutti pensano: maestra indegna, speriamo che la arrestino e poi la licenzino.

2. In internet gira un'altro video in cui una maestra violenta picchia un bambino di scuola materna, lei è di colore ed il bambino no.

Il razzista pensa e scrive: questi immigrati ci stanno rovinando, gli africani sono (geneticamente o culturalmente) violenti l'ordine va ripristinato mandandoli tutti via, meglio se nel modo più brutale possibile.

Dunque, il razzista attribuisce a tutte le persone di un determinato colore caratteristiche negative (cattiveria, stupidità, bruttezza, ferocia, ...) che invece sono individuali.

Ho parlato di persone di colore ma il concetto non cambia per le persone che hanno il naso adunco, gli occhi a mandorla, la pelle pallida o che professano una certa religione invece che un'altra.

Conclusioni

Non c'é peggior ingiustizia del razzismo. Non c'è alcuna giustificazione statistica ad esso perché ciascun individuo ha diritto di essere considerato in sé stesso.
Il razzismo è un male endemico della società come il tifo (la febbre tifoide) lo è per i corpi, guai lasciare che prenda il sopravvento.

mercoledì, gennaio 30, 2019

Motto del 2019

«Comincia dove sei. 
Usa quello che hai. 
Fai del tuo meglio.»
Arthur Ashe

Ebbene sì, anche quest'anno mi sono imposto il rituale di cercare un motto che io possa ripetere a me stesso per ricordarmi la retta via che non devo mai lasciare.

Nella notte di capodanno, tra i fumi alcolici e i festeggiamenti ne ho prodotti diversi che, una volta passato l'entusiasmo della confusione dei sensi mi sono tutti sembrati scialbi e insignificanti.

L'illuminazione l'ho avuta scorrendo un elenco di post su Twitter e soffermandomi su un messaggio di una semplicità ed efficacia disarmanti. Ho scaricato l'immagine, ne ho verificato l'autenticità e l'ho messa come sfondo ad ogni mio desktop. Eccola qui:




Peraltro, Arthur è un bel personaggio (che non conoscevo prima di trovare questa) e non posso che consigliarvi di leggere qualcosa su di lui:


Aggiungo, di lui, questa spiegazione:
Fu proprio l'atteggiamento di mio padre a farmi capire che l'affrancamento di noi neri non era venuto con la fine della guerra di secessione, né con le leggi successive. Era in corso. La mia trisavola era stata venduta per una balla di tabacco, mio nonno era stato meno libero di mio papà, che era meno libero di me, ma non se ne lagnava. Io sarei stato il primo nero ammesso in uno sport di bianchi.



~

martedì, febbraio 13, 2018

Il dilemma del porcospino



Alcuni porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. 

Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell'altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione. 

Così il bisogno di società, che scaturisce dal vuoto e dalla monotonia della propria interiorità, spinge gli uomini l'uno verso l'altro; le loro molteplici repellenti qualità e i loro difetti insopportabili, però, li respingono di nuovo l'uno lontano dall'altro. 

La distanza media, che essi riescono finalmente a trovare e grazie alla quale è possibile una coesistenza, si trova nella cortesia e nelle buone maniere. A colui che non mantiene quella distanza, si dice in Inghilterra: keep your distance! − Con essa il bisogno del calore reciproco è soddisfatto in modo incompleto, in compenso però non si soffre delle spine altrui. − Colui, però, che possiede molto calore interno preferisce rinunciare alla società, per non dare né ricevere sensazioni sgradevoli.

(Arthur Schopenhauer)
~

mercoledì, febbraio 07, 2018

La candidata

«In politica, se vuoi che qualcosa venga detto, chiedi ad un uomo.
Se vuoi che qualcosa venga fatto, chiedi ad una donna.»
MARGARET THATCHER


Ebbene sì, è successo, dopo 3 anni e mezzo di assessorato al comune di Segrate (MI) alla moglie hanno offerto la candidatura per il consiglio regionale della Lombardia.

Decidere di partecipare alle elezioni non è stata una scelta facile né ovvia perché è una corsa con un esito tutt'altro che scontato ma fatiche certe. A meno di non essere politici con un nome già ben conosciuto, l'unica garanzia è quella di infilarsi in una campagna elettorale che sarà aspra, faticosa e difficile.

Soprattutto per una donna, non è facile decidere di impegnarsi a sacrificare i ritmi della famiglia per dedicare tutte le energie disponibili a portare le proprie idee ed il proprio impegno morale ed amministrativo ad un livello superiore a quello comunale. Vuol dire passare le giornate a creare un programma, a cercar di sviscerare le proprie capacità e affrontare le proprie debolezze in modo da avere una storia da raccontare e un progetto da portare avanti.
E’ necessario approfittare di ogni occasione per comunicare, per raccontarsi, passando mattine, pomeriggi e serate a rincorrere ogni occasione pubblica, a distribuire volantini ai mercati, ad ascoltare i cittadini, a sopportare offese (sì, ci sono anche quelle) e cercare di ascoltare i bisogni anche quando annegati in discorsi confusi, a stringere mani (si spera pulite) e fare foto. Vuol dire passare nottate a mettere a punto il proprio messaggio, creare il sito web, impaginare volantini, scrivere testi e discorsi cercando di essere interessanti e propositivi in ogni occasione.

Lo so, mi direte “non sei mica tu il candidato!”, ma vi garantisco che tutto ciò non sarebbe possibile se non fossimo una coppia affiatata che cerca, almeno idealmente, di discutere e condividere ogni sforzo ed ogni scelta. Così non posso far altro che sentirmi candidato anch’io, anche se il mio compito è lavare i piatti mentre lei sul tavolo della cucina cerca di limare un paragrafo del programma politico o aggiustare una presentazione per un convegno.

Le figlie ci sopportano (per sua fortuna il più grande è all’estero a vivere la sua avventura europea) mentre cerchiamo in modo maldestro di non far mancare l’attenzione che è loro dovuta. Mi rendo conto che spesso parliamo di politica e discutiamo di prassi, diritti, limiti, doveri e ideali mentre loro vorrebbero raccontarci le frustrazioni ed i successi della loro giornata. La cosa è resa più complicata dal fatto che proprio questo mese abbiamo deciso di ospitare un ragazzo georgiano che è qui per un progetto di volontariato e parla uno splendido inglese, ma purtroppo -oltre al georgiano- solo quello. Così, prendete un respiro e cercate di immaginare tutte le nostre cene ad aggiornaci con le ragazze (9 e 14 anni), parlare in inglese con l’ospite, tradurre il traducibile in italiano da una parte e in inglese dall’altra senza tralasciare l’organizzazione dei prossimi passi della campagna elettorale. Pensate poi che l’inglese lo parlo pure poco e male e se non ci fosse lei ad aiutarci rischieremmo spesso di non capirci affatto.

Ma scusatemi se ho divagato. Il fatto è che la politica, come l’impegno civile e quello nel volontariato non è un mestiere, è una passione.
E’ una passione che porta a vedere occasioni e problemi in ogni cosa che si vede, a domandarsi se il marciapiede su cui si cammina è messo bene o male, se può aspettare una risistemazione dopo aver riparato un asilo, o dopo aver estinto un mutuo troppo oneroso lasciato dalla precedente amministrazione. Si gira l’angolo e ci si chiede perché il negozio in fondo alla strada chiude e se si poteva fare qualcosa per aiutarlo a resistere alle tempeste del mercato che vede una costante crescita della grande distribuzione. Certo che la grande distribuzione mette in crisi i negozi di vicinato, ma offre anche più scelta a costi minori e molti posti di lavoro abbastanza sicuri. Cioè, non è che i lavori pubblici siano nelle deleghe di Viviana (sì, la moglie) ma vedo in lei che essere amministratori vuol dire guardare ogni cosa della propria città, del proprio territorio, domandandosi se va bene, quanto serve, se si può far di meglio, se c’è budget per riparare, per introdurre migliorie, per rinnovare.

Per quanto io sia legato affettivamente al PD (lo so, è un mio difetto), riconosco a Viviana un’indipendenza innata, che l’ha portata a candidarsi con una lista civica in sostegno a Giorgio Gori senza intrupparsi in un vero partito. So che il suo cuore batte tra sinistra e centro, in quell’area rosa (😊) tra giustizia sociale e liberismo ben temperato che le deriva da una lunga e variegata carriera lavorativa che è partita da dipendente per arrivare a piccolo imprenditore e aver così provato in varie riprese l’ebbrezza della carriera, le sventure delle ristrutturazioni aziendali e le difficoltà indotte da uno Stato pesante di regole e poco propenso a sostenere la libera impresa.

Se vi interessa sapere di più su di lei e sul suo programma, vi consiglio di visitare il suo sito Viviana Mazzei www.vivianamazzei.it o il suo profilo sul libro delle facce www.facebook.com/vivianamazzei2018/ o contattarla direttamente a viviana at vivianamazzei.it.
Se poi decidete anche di votarla, vi avviso che potete farlo solo in provincia di Milano.

Vi terrò aggiornati, stay Tuned.
 ~

giovedì, agosto 24, 2017

Come riconoscere il fascismo prima che diventi dittatura

«L'economia e la finanza italiana nel loro complesso hanno continuato quel miglioramento e quella lenta ricostruzione delle devastazioni della guerra, che erano già cominciati ed avviati negli anni precedenti; ma ad opera di energie sane del paese, non per gli eccessi o le stravaganze della dominazione fascista; alla quale una sola cosa è certamente dovuta: che i profitti della speculazione e del capitalismo sono aumentati di tanto, di quanto sono diminuiti i compensi e le più piccole risorse della classe lavoratrice e dei ceti intermedi, che hanno perduta insieme ogni libertà e dignità di cittadini.» Giacomo Matteotti
Dov'è che nasce il fascismo? Come si fa a riconoscerlo? E' giusto dare del fascista a qualcuno che non la pensa come noi?

Sappiamo riconoscere il fascismo al di là delle dittature che ha prodotto?

Ricordiamo che Benito Mussolini ed Adolf Hitler arrivarono al potere democraticamente ma erano portatori di cattive idee già prima e, se non vogliamo che accada più, dobbiamo essere in grado di riconoscere la situazione già ben prima che diventi una dittatura con tutti gli esiti nefasti che ciò comporta.

Fascismi, comunismi e teocrazie portano a conseguenze molto simili ma partono da basi ideologiche molto diverse (con, ovviamente dei punti di contatto tra di loro). Io, in questo post mi occuperò dei primi.

Credo che analizzando il fascismo che ha prodotto la II guerra mondiale si possa facilmente riconoscere l’addensarsi di certe idee nella popolazione.

Quando un certo numero di queste idee diventano maggioritarie comincia il disastro.

Elenchiamole:
  1. Militarismo (il continuo riferimento ai valori militari e all'eroicità dei nostri ci riempie di orgoglio e rende la guerra desiderabile perché dà modo di dimostrare il nostro valore)
      
  2. Orgoglio nazionale (in sé è in fenomeno positivo ... ma diventa un veleno se unito a militarismo e desiderio di potenza)
     
  3. Desidero di potenza (si parte da "riprendiamoci quello che la storia ci aveva dato e ci hanno tolto" e si arriva a desiderar la conquista del mondo)
     
  4. Terra e sangue (cioè l’appartenenza al suolo che diventa più importante della vita stessa. L'idea del sacrificio per il proprio paese è dotata anche di un forte immaginario poetico che nel romanticismo tedesco ti presentava con la forza prorompente dello Sturm un Drang.)
     
  5. Omofobia (i ricchioni fanno paura a tutti dato che tutti sappiamo che uno di essi abita dentro di noi ed in un ambiente impregnato di militarismo e machismo diventa un vero pericolo)
     
  6. Razzismo (se noi siamo superiori [e tali vogliamo sentirci], loro sono inferiori)
     
  7. Complottismo (il mitico complotto pluto-giudaico-massonico che è stato uno script di successo e ciclicamente si ripropone in salse diverse)
     
  8. Mitizzazione di un inesistente passato di armonia (spiegato chiaramente nel libro "cultura di destra" del semiologo e germanista Furio Jesi e supportato da una massa importante di esempi)
     
  9. Propaganda martellante (ripeti, ripeti, diceva Himmler, qualcosa resterà)
     
  10. Attribuzione dei propri fallimenti a qualcun altro, straniero o connazionale percepito come diverso (è una forma di comprensibile autoassoluzione della popolazione che per qualche motivo si trova impoverita o in difficoltà per decisioni sbagliate prese in passato)
     
  11. Leaderismo (serve un uomo forte che tolga le castagne dal fuoco)
     
  12. Disprezzo illimitato per chi è dissidente che diventa automaticamente traditore.
Ovviamente, prese una per una o a due a due queste caratteristiche non dimostrano nulla, in quanto sono in una certa quantità ben distribuite in ogni popolazione, anche la più democratica, ed in molte organizzazioni che ne fanno parte. E' quando se ne osservano insieme più di cinque o sei, che c'è da preoccuparsi.

Applicazioni

  1. Russia: Quello che mi preoccupa di questi tempi è che la stragrande maggioranza dei (pochi) russi che conosco, o che ho sentito intervistati in televisione, sembra vestire abbastanza bene la maggioranza di queste caratteristiche. (1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11)
     
  2. Turchia: Le stesse caratteristiche sembrano permeare il governo turco e la parte della popolazione che lo sostiene. (1, 2, 4, 5, 7, 8, 9, 10, 11, 12)
     
  3. Anche l'ISIS (che vorrebbe essere una teocrazia) sembra corrispondere bene. (1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 12)
     
  4. Alcune di queste caratteristiche si trovano nel governo venezuelano di Maduro in Venezuela (8, 9, 10, 11, 12).
     
~

venerdì, agosto 05, 2016

Appunti sulla Riforma Costituzionale - il rapporto con le Regioni

«Attenti ai politici che fanno dei nostri
sentimenti uno strumento di potere.»
(Zygmunt Bauman)

Un collega qualche giorno fa esprimeva alcuni sulla riforma costituzionale, ed in particolare si chiedeva perché mai fosse necessario togliere (in toto) l'autonomia alle regioni. Perché mai, dice, devono togliere la gestione della sanità alle regioni anche là dove la sanità funziona bene?

Hmmm, ho pensato, chi ha detto che la sanità verrà tolta alle regioni per ri-accentrare tutta la gestione a Roma?



Dato che la lettura in testo originale della riforma è una montagna troppo ripida per informatico poco avezzo alla terminologia legale, ho cominciato a documentarmi da queste slide pubblicate su un sito del governo: http://www.riformeistituzionali.gov.it/riforma-costituzionale/le-slide-di-sintesi-sulla-riforma-costituzionale/, ne consiglio la lettura a tutti coloro che non hanno ancora idea dei contenuti della riforma. 

Riguardo ai poteri tolti alle regioni ecco l'elenco:
  1. ELIMINATE LE COMPETENZE CONCORRENTI (*)

  2. MAGGIORE CHIAREZZA NELLA DEFINIZIONE DELLE COMPETENZE DELLO STATO, RAFFORZATE IN ALCUNE MATERIE (COME LE POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO, LA CONCORRENZA E LE INFRASTRUTTURE STRATEGICHE

  3. COMPETENZA RESIDUALE DELLE REGIONI NELLE MATERIE NON RISERVATE IN VIA ESCLUSIVA ALLO STATO 

  4. PER TUTELARE L’UNITÀ GIURIDICA O ECONOMICA DEL PAESE O L’INTERESSE NAZIONALE, SU PROPOSTA DEL GOVERNO, LA LEGGE PUO’ INTERVENIRE IN MATERIE NON ATTRIBUITE DALLA COSTITUZIONE ALLA COMPETENZA ESCLUSIVA DELLO STATO 
Riguardo alle prerogative lasciate alle regioni di eccellenza non c'è nulla di particolare, ma lo Stato può entrare nelle amministrazioni malgestite:
  • FORME E CONDIZIONI DI AUTONOMIA ULTERIORI POSSONO ESSERE ATTRIBUITE ALLE REGIONI ORDINARIE E SPECIALI CON LEGGE BICAMERALE: NON È PIÙ RICHIESTA LA MAGGIORANZA ASSOLUTA PER L’APPROVAZIONE DELLA LEGGE MA È STABILITA LA CONDIZIONE DELL’EQUILIBRIO DI BILANCIO DELLE REGIONI INTERESSATE 
Poi questi: 
  1. INTRODOTTI INDICATORI DI COSTI E FABBISOGNI STANDARD PER PROMUOVERE CONDIZIONI DI EFFICIENZA PER LE FUNZIONI PUBBLICHE DEI COMUNI, DELLE CITTÀ METROPOLITANE E DELLE REGIONI

  2. ESCLUSIONE DALL’ESERCIZIO DELLE FUNZIONI PER GLI AMMINISTRATORI REGIONALI E LOCALI IN CASO DI ACCERTATO STATO DI DISSESTO DEGLI ENTI TERRITORIALI

  3. LIMITE AGLI EMOLUMENTI DEI TITOLARI DEGLI ORGANI REGIONALI, NON SUPERIORI A QUELLI DEI SINDACI DEI CAPOLUOGHI DI REGIONE 

(*) Riguardo alla definizione delle competenze concorrenti, in wikipedia ne ho trovato l’elenco (art. 117.3 Cost.):
a) rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni;
b) commercio con l'estero
c) tutela e sicurezza del lavoro
d) istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale
e) professioni
f) ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi
g) tutela della salute
h) alimentazione
i) ordinamento sportivo
l) protezione civile
m) governo del territorio
n) porti e aeroporti civili
o) grandi reti di trasporto e di navigazione
p) ordinamento della comunicazione
q) produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia
r) previdenza complementare e integrativa
s) armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario
t) valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali
u) casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale
v) enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. 

Mi sembra si tratti di poteri che le regioni di fatto non hanno utilizzato in questi anni o che spesso hanno utilizzato male

~


sabato, gennaio 23, 2016

L'Italia del benaltrismo

«Benaltrismo - Tendenza a sminuire una discussione dicendo che 
i problemi o le soluzioni sono ben altri»

Il benaltrismo è una malattia tipicamente italiana e serve solo a tenere tutto fermo.

Non è importante rincorrere gli evasori (cercate di non sprecare i soldi, prima...).

Non è importante mettere al lavoro i dipendenti pubblici (con tutti gli evasori che ci sono in giro...).

Non è importante multare chi guida in modo pericoloso (con tutte le brutte facce che ci sono in giro...).

Non è importante garantire a tutti i diritti civili (con tutte le famiglie in difficoltà che ci sono ...).

Non è importante salvare il territorio (con tutti gli industriali che inquinano i fiumi ...).

Non è importante riformare il mercato del lavoro (con tutti i morti in strada che ci sono...).

Non è importante impiegar soldi nella banda larga (con le code che ci sono per far una TAC in ospedale ...).

Non è importante evitare l'occupazione abusiva delle case popolari (tanto rimangono vuote lo stesso perché mancano i soldi per le ristrutturazioni ...).

Non è importante sviluppare l'edilizia popolare (tanto vanno tutte agli immigrati ...).

Non è importante rincorrere i delitti dei colletti bianchi (con tutta la criminalità che c'è per strada ...).

Non è importante cambiar quel che mi sta bene così, con così tante cose che non vanno nel mondo.

Etc... (aggiungete voi ciò che avete sicuramente sentito tantissime volte)

Storia sentita da troppi anni, forse è il momento di smetterla.
~

giovedì, ottobre 29, 2015

la fabbrica delle bufale odiose

Qualche anno fa (era il 2009!) mi dedicai all'esercizio di scrittura del La notizia perfetta in polemica con il menù proposto dai media mainstream in quegli anni.

Oggi leggo questo articolo comparso sull'Espresso:
«Vi racconto come ho fatto soldi a palate spacciando bufale razziste sul web»"Le mie notizie erano chiaramente inventate: solo chi non ha facoltà di discernimento poteva crederci. Dico questo senza voler offendere in nessun modo il mio pubblico."
Chissà che qualcuno dei nostri baldi inventori di bufale non si sia ispirato proprio al mio giochetto, trasformandolo in un enorme specchio per allocchi. 

martedì, settembre 01, 2015

Il tempo psicologico

«Il tempo è la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi. Esso induce la distinzione tra passato, presente e futuro.»
Il tempo dell'uomo, lo sappiamo tutti, non è mai una misura certa ed effettiva: a seconda di ciò che facciamo o di ciò che, in quel momento, vorremmo fare, il tempo scorre con velocità differenti e l'orologio, sopratutto quando lo guardiamo troppo o non lo guardiamo affatto, non aiuta certo a a far chiarezza.

Certo, in teoria vorremmo passare più tempo facendo cose piacevoli e meno a subir il tempo degli altri, ma non è sempre proprio così.

Per capire meglio quale sia il rapporto tra il tempo, l'urgenza e la nostra percezione di queste, cito spesso un aneddoto raccontato sentito da Luciano De Crescenzo.

(brano tratto da" Vita di Luciano De Crescenzo scritta da lui medesimo")

A proposito di tempo psichico, credo che possa essere illuminante un episodio capitatomi quando lavoravo in IBM.
A Napoli avevamo una sede eccezionale: primo ed ultimo piano di uno dei più bei palazzi di via Orazio, vista panoramica sul Golfo. Unico difetto: un ascensore «moscio», o per dirla in linguaggio tecnico «non adeguato alla dinamicità dell'azienda». Ogni giorno c'era qualcuno degli impiegati che che protestava per «l'estenuante attesa al pianerottolo del primo piano o del sesto piano». D'altra parte l'edificio, a suo tempo, era stato progettato ad uso esclusivamente abitativo.
Venne subito creata una task-force di esperti. Da Milano arrivarono un architetto e un geometra dell'ufficio gestione sedi, che nel giro di una settimana misero a punto un progetto per un secondo ascensore da costruire del cortile del fabbricato. Nel frattempo don Attilio, il portiere dello stabile, fu incaricato di rilevare quante persone prendevano l'ascensore tra le 8:30 e le 19, compito questo che il brav'uomo portò a termine con molto scrupolo, riempiendo di segni un quaderno a quadretti dalla copertina nera.
«Ingegnè, guardate se faccio bene,» mi disse un giorno, mostrandomi il quaderno «io disegno un'asta per ogni inquilino che vedo salire ed una croce per ogni IBM». Poi, dopo una breve pausa, mi guardò con sconforto e aggiunse: «Una croce, ingegnè, una croce!».
Alla fine del rilevamento fu indetta una riunione per valutare i costi dell'operazione e per convincere qualche condomino ancora riluttante a non opporsi al progetto. Erano presenti tutte le funzioni interessate. Si stava discutendo dei permessi comunali, quando dal fondo della sala Attilio chiese la parola.
«Veramente avrei una proposta da fare, posso parlare?»
«Dica pure» gli rispose il direttore.
«Chiedo scusa se m'intrometto, ma io, al posto vostro, invece di spendere tutti questi milioni per un secondo ascensore, mi comprerei due begli specchi. Uno lo piazzerei al primo piano ed un altro al sesto: così la gente si guarda, il tempo passa e nessuno se ne accorge.»
Questa fu la soluzione adottata e da quel momento nessuno più si lamentò delle attese.
~

lunedì, maggio 18, 2015

Dov'è la mia sinistra?


«Si parla molto di chi va a sinistra o a destra,
ma il decisivo è andare avanti
e andare avanti vuol dire
andare verso la giustizia sociale.»
(Alcide De Gasperi, Discorso, 1949)

Tutto parte da Norberto Bobbio, che nel phamplet Destra e Sinistra li caratterizza sostanzialmente come merito e differenze (destra) contro solidarietà ed eguaglianza (sinistra).

Non è che non fossi d'accordo: è che non mi sembrava sufficiente.

Una risposta più completa mi arrivò da un semiologo. Furio Jesi, nel libro Cultura di Destra racconta di come per la destra esiste sempre un mitico passato di armonia che è stato disturbato da agenti esterni (possono essere ebrei, omosessuali, musulmani, banchieri cattivi, negri o comunisti). In questo contesto essa (la destra) affonda le motivazioni del suo agire con ogni mezzo contro l'agente disturbatore.

Al contrario, per Jesi, la sinistra agisce avendo sempre ben presente il conflitto sociale (tra ricchi e poveri, tra colti ed ignoranti, tra autoctoni e stranieri, tra assunti e precari, tra lavoratori e pensionati) e cercando, volta per volta, di porvi rimedio.

Siccome il conflitto sociale cambia nel tempo, la sinistra si caratterizza per essere progressista (ti prometto un luminoso progresso se riusciamo insieme ad affrontare il conflitto sociale) contro una destra conservatrice (se combatti con me sconfiggeremo i cattivi che hanno turbato l'ordine e torneremo al mitico passato di armonia).

Dunque, qui il problema di rappresentare la dualità destra-sinistra assume una forma bidimensionale i cui assi principali potrebbero essere egoismo e solidarietà (quello verticale) e innovazione e conservazione (quello orizzontale).


Ora, tenete in considerazione che, mentre i temi della solidarietà sono abbastanza stabili (dai Vangeli in avanti passando per Marx ed Engels), i temi del progresso si adattano ai tempi e quelli che lo erano quarant'anni fa, ora probabilmente non lo sono più.

Nell'ultimo grafico ho provato ad elencare i temi che, a mio avviso, caratterizzano (o hanno caratterizzato) il dibattito politico di questi anni e li ho collocati nel grafico con il risultato che potete vedere.


Nota
Rivedendo il diagramma mi rendo conto il berlusconismo è stato un movimento di forte innovazione tra la fine degli anni  '80 ed i primi del 2000 (e per questo i detrattori accusano Renzi di berlusconismo), ma che già ora riguarda solo il passato e andrebbe fatto slittare verso il conservatorismo.

Conclusione
Anche se mi sembra che a questo punto non ci sia neanche bisogno di scriverlo, la mia sinistra ideale si colloca nel riquadro in alto a destra, tra Solidarietà ed Innovazione.

Inoltre
Vi segnalo anche un bell'articolo del 2013 di Emilio Carnevali che riassume questi ed altri concetti della dicotomia destra-sinistra con un linguaggio sicuramente più colto del mio.
L'articolo parte da alcune domande poste da Michele Serra: Che cosa intendiamo oggi quando parliamo di “sinistra”? Perché ciò che una volta era sinonimo di cambiamento e speranza è oggi diventato l'icona della conservazione?


~

La libreria



«Chiunque dica che abbiamo una sola vita da vivere
non ha ancora imparato a leggere un libro.»
(Anonimo)


La classe di Gaia, la nostra bionda figlia undicenne, ha avuto il compito scolastico di scrivere una poesia. Tutti i novelli poeti dovevano scegliere un oggetto e animarlo, metterci una metafora ed una similitudine.
Il risultato è questo:

LA MIA LIBRERIA
La mia libreria è come una maestra
che insegna l'arte della fantasia.
È come un lago di idee e pensieri
con la speranza di domani
ed i ricordi di ieri.
È il mio rifugio dalla realtà
e dalle catene della mia libertà.
Perché è con il pensiero
che si cambia il mondo
che non è solo un coso rotondo.

(Gaia)

~

Mi sento fortunato